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Italia & Iberia
di Guido Pier Paolo Bortoni - Presidente CESI
L’Italia non è l’Iberia quanto a risorse energetiche naturali, né (purtroppo) lo potrà diventare. L’Iberia non è l’Italia quanto a disegno di mercato elettrico, ma (forse) lo vorrebbe diventare
Non vi è medico che indugi nella semeiotica, ritenendo di valutare lo stato di salute da un’occhiata generale al fenotipo. Le buone apparenze sono sì importanti, ma restano altresì insufficienti per una diagnosi. Così è anche nell’energia. Di recente si è imposto qui da noi un dibattito - della foggia prêt-à-porter elettrico - che offre un paragone frettoloso tra Italia e Spagna. Esso è quasi sempre improntato al teorema per cui «l’erba del vicino è sempre più verde» e tende a dimostrare la superiorità del campione iberico rispetto a quello nostrano.
Allo scopo, vengono ostentati i (bassi) prezzi del mercato all’ingrosso iberico (Mercado mayorista) in contrapposizione con i nostri (alti) costi nell’analogo Mercato del Giorno Prima (MGP); si agitano le alte percentuali di fonti rinnovabili iberiche in esito al mercato mayorista assieme al relativamente trascurabile ricorso alle fonti termoelettriche a gas in uscita dallo stesso mercato (per poi farle rientrare di soppiatto sino al 15 per cento nell’effettiva richiesta per la sicurezza di Red Electrica), mentre da noi queste ultime hanno ancora una buona rilevanza (45 per cento); per finire con l’elevatissima autosufficienza elettrica iberica che, eretta a stereotipo dei sistemi (quasi) “isolati”, snobba il mercato unico europeo mentre l’Italia scambia unidirezionalmente un buon 15 per cento dei suoi kWh nazionali con l’estero UE.
Non solo: anche importanti politici spagnoli propagandano una sedicente decuplicazione (10x) dei prezzi di mercato tra le due penisole elettriche in cui vince di gran lunga il MWh mayorista quanto a ribassi. Gli stessi lo fanno tanto baldanzosamente quanto monta altrettanto formidabilmente il rosicamento nei nostri predetti autorevoli.
Dobbiamo accontentarci di quella comparazione per motivare i successi e le sorti progressive iberiche opponendovi gli insuccessi e i mis-fatti italiani? Nient’affatto, se si è professionisti dell’energia. Facendo con pazienza accertamenti più accurati - di cui infra riporto una sintesi - si coglie che le grandi differenze in termini di pros/ cons tra le campionesse Italia & Iberia stanno su due piani ben distinti, il cui intreccio produce i risultati finali che vediamo ogni giorno.
A fronte di un innegabile vantaggio della Spagna quanto a risorse naturali e una legacy più diversificata del mix elettrico rispetto al nostro, i limiti iberici nei disegni regolatori e di mercato rispetto a quelli italiani sono talmente marcati che non rendono fruibile appieno quel vantaggio per il (loro) consumatore finale. Invece, gli evidenti avanzamenti del disegno regolatorio italiano, spesso apprezzati anche dalla Commissione Europea, vengono in parte stemperati dalle meno fortunate dotazioni di risorse naturali disponibili e dalla meno ricca legacy dei numerosi vincoli che scontiamo.
Quanto alla fruizione o meno del vantaggio, valga una premessa: l’interesse del consumatore non è solo quello di beneficiare - oggi - di prezzi competitivi nella propria spesa elettrica (bolletta) ma anche quello di promuovere la trasformazione del sistema mediante investimenti virtuosi, utili a garantire - in futuro - maggiore affordability di prezzo, integrità dei mercati, accresciuta sicurezza e miglior resilienza al cambiamento climatico e agli stress derivanti da crisi esterne da geopolitics o geoeconomics, associate a una decisa riduzione delle emissioni climalteranti. Per accertare come stanno veramente le cose tra Italia & Iberia, operiamo sui due piani appena richiamati. [...]
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