LNel Comune più povero della Città Metropolitana di Milano, una comunità energetica alimenta un capitale di attivazione personale. Un luogo dove solidarietà fa rima con reciprocità. L’esperienza (unica) della Rotonda di Baranzate
Baranzate, periferia nord-ovest di Milano. Dodicimila anime stipate in meno di tre chilometri quadrati. Se la distanza planimetrica dal Duomo è piccola, quella socioeconomica è molto più grande. All’interno della Città metropolitana di Milano, il 10 per cento degli individui più abbienti dispone di un reddito di 43.500 euro annui (il valore più alto in Lombardia e in Italia).
Nello stesso perimetro, il 10 per cento dei più poveri può contare al più su 8.300 euro annui. Baranzate è il Comune della Città metropolitana a minor reddito pro capite (11.700 euro, contro la media che si attesta intorno ai 26.100 euro) e con la più alta percentuale di cittadini stranieri residenti (36 per cento): qui, uno su tre è nato altrove.
Esiste un legame profondo tra povertà materiale e povertà educativa. A Baranzate la vulnerabilità socioeconomica si ripercuote sulle occasioni educative e ricreative soprattutto dei minori, che subiscono le difficoltà delle famiglie a sostenere le spese quotidiane, compresa quella energetica. Molti bambini e ragazzi non hanno l’italiano come lingua d’origine; questo genera ulteriori problemi di apprendimento e la necessità di un accompagnamento specifico. La povertà educativa del territorio si traduce in basso rendimento scolastico e in difficoltà di relazione.
Una terra di frontiera in tutti i sensi, i cui confini sono segnati dalle mura del carcere, dall’immenso cantiere che è diventata l’ex area che ha ospitato l’Expo 2015, da autostrade, tangenziali e rotatorie a ripetizione, con segnaletica assente o equivoca. Giorgio Terruzzi scrive: «Per provare a capire Baranzate serve andare lì, infilare le mani, metterci il fiato».
È possibile, in un contesto simile, parlare di comunità? E per di più, di comunità energetica? Una risposta la offre a Nuova Energia Samantha Lentini, presidente della Fondazione La Rotonda ETS. Proprio a Baranzate, nel quartiere Gorizia, Rotonda ha inaugurato un modello operativo in grado di generare prossimità e di far emergere risorse, anche energetiche, interne al quartiere stesso. «In una realtà segnata dalle migrazioni e svuotata dal senso di comunità, la relazione tra più di 80 diverse etnie è la regola di partenza. La comunità è il punto di arrivo».
Prima di parlare di comunità energetica, inquadriamo il contesto: come nasce La Rotonda?
Ufficialmente prende avvio il 20 maggio 2010, ma l’impulso iniziale va collocato qualche anno prima, quando don Paolo Steffano arriva a Baranzate come parroco di Sant’Arialdo. Siamo nel 2004, l’anno in cui Baranzate - segnato dalle migrazioni e svuotato dal senso di comunità - torna a essere Comune autonomo.
Don Paolo intuisce l’importanza di investire nelle relazioni, nella convinzione che la via maestra non stia nel tirare dentro, quanto piuttosto nel provare ad essere una Chiesa in uscita: una rotonda, appunto.
Inizia così a incontrare le persone nei luoghi della loro quotidianità - al mercato, nella piazzetta del quartiere, fuori dalla scuola - aprendosi alla possibilità di ascoltarle, di farsi carico di bisogni, attese, preoccupazioni, ma anche di scoprire le tante risorse di cui le persone sono naturalmente portatrici.
Nasce così La Rotonda: una creazione del futuro che sfida le idee dominanti. Le innovazioni presuppongono sempre una certa dose di disobbedienza a schemi mentali consolidati e a canoni precedenti. Ma i veri innovatori possono dirsi realmente tali solo se sono anche capaci di trarre frutto da queste discontinuità. In altre parole (quelle di Alberto Felice De Toni), «l’innovazione è una disobbedienza andata a buon fine». E nasce sempre nelle periferie.
Perché Rotonda?
Una rotonda è di facile accesso, ben delimitata, ma senza cancelli di esclusione. Una rotonda ha un centro che serve come riferimento fondamentale, ma la vita si svolge tutta nella sua periferia. Una rotonda non ha mai l’obiettivo di trattenere al suo interno, semmai di inviare altrove. In questa Rotonda ci sono precedenze da rispettare: i poveri.
E in questi 16 anni di coabitazione, conoscenza e condivisione, a Baranzate abbiamo supportato la fragilità e la vulnerabilità e tentato di contrastare la povertà avviando progetti di autonomia. Abitare, conoscere, condividere, per andare oltre.
Com’è la situazione energetica nel quartiere che vi ospita?
Gli edifici di via Gorizia risalgono agli anni ‘50-60. Palazzoni di sei-sette piani, venuti su molto velocemente per ospitare la manodopera che arrivava dal Sud Italia, e che poi è stata progressivamente sostituita dalle persone straniere che oggi li abitano. Gli appartamenti sono molto piccoli e spesso ospitano famiglie numerose, con quattro o cinque figli.
Qui il mancato pagamento delle bollette è una situazione parecchio diffusa. Ci sono interi palazzi che hanno problemi di morosità condominiale. Tanto è vero che nei primi anni 2000 nella prevalenza dei condomini di via Gorizia è stato staccato l’impianto di riscaldamento centralizzato.
Questo significa che, generalmente, le abitazioni non sono calde in inverno (né fresche in estate). Chi ha potuto ha installato le pompe di calore, ma le persone che noi incontriamo in prevalenza non hanno apparecchi per il riscaldamento, se non qualche rara stufetta elettrica.
I baranzatesi, quindi, non beneficiano della transizione energetica?
Salvo alcune rare eccezioni, i condomini non hanno potuto accedere al Superbonus per la riqualificazione edilizia anche perché Baranzate ha un numero altissimo di case all’asta gestite da SIVAG, l’istituto vendite giudiziarie del Tribunale di Milano. Per queste abitazioni non è possibile deliberare interventi straordinari - quale è il bonus 110 - nelle assemblee condominiali. Il Tribunale non può accollarsi un debito o cedere il proprio credito.
Altra questione è rappresentata dai proprietari irreperibili. Aquileia 12 (Il Palazzone, per antonomasia), per esempio, è un condominio in cui La Rotonda lavora in collaborazione con la Prefettura di Milano. Nel 2020 abbiamo sottoscritto un protocollo per la riqualificazione del palazzo e abbiamo dato incarico a tecnici del Tribunale per valutare la fattibilità di accesso al 110. Ebbene, su 134 appartamenti, 25 sono all’asta e altrettanti di proprietari irreperibili.
Il proprietario irreperibile non può cedere il proprio credito a nessuno. In quel caso il bonus diventa un malus per l’intero condominio, che si dovrebbe accollare i costi della mancata cessione del credito.[...]
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