The Donald, l’Apprendista stregone

The Donald, l’Apprendista stregone

di Giuseppe Gatti

Guido Bortoni - la rubrica su Nuova Energia


Se non raggiunge un accordo che possa vestire da vittoria, Trump fa precipitare una crisi energetica di enormi proporzioni. La fiammata inflazionistica negli USA brucia per lui ogni possibilità di sopravvivere politicamente alle elezioni di Midterm. Come uscirà dal vicolo cieco in cui si è cacciato?

Dopo quasi due mesi dall’attacco americano all’Iran, diventa sempre più sconcertante l’evidenza che all’Amministrazione Trump manca una definizione strategica - tanto degli obiettivi quanto dei comportamenti - in grado di indirizzare con coerenza sia la condotta delle operazioni militari sia la gestione dei negoziati.

Quanto mai significativo il continuo slittamento degli obiettivi esplicitamente dichiarati. Inizialmente pone come scopo il regime change, che si assume possa precipitare quasi automaticamente con l’eliminazione della Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei. Quando il regime non crolla, l’obiettivo diventa la resa incondizionata, che nel giro di pochi giorni si tramuta nel richiedere agli iraniani la disponibilità a negoziare; e poi ancora nella consegna dell’uranio arricchito oggi nella disponibilità di Teheran. Nessun obiettivo è rimasto in piedi per più di una settimana e non siamo certamente alla fine.

Mi sembra chiaro che al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington DC, nessuno conosca Der Zauberlehrling (L’Apprendista stregone), la ballata composta da Goethe nel 1795. La storia è antica (Goethe ha rielaborato un’opera di Luciano di Samosata del II secolo d.C.) ma conserva una stringente attualità nel rappresentare la difficoltà ad uscire da un contesto che uno ha creato con la propria opera e che finisce per diventare una sorta di vicolo cieco.

E proprio in un vicolo cieco si è cacciato Trump. Se non raggiunge un accordo che possa vestire in qualche modo da vittoria e riprende le ostilità, fa precipitare una crisi energetica di enormi proporzioni, getta l’economia mondiale nel caos, con una fiammata inflazionistica che negli USA brucia per lui ogni possibilità di sopravvivere politicamente alle elezioni di Midterm.

Non dimentichiamo poi che il Golfo non è solo il centro nevralgico della produzione del petrolio e del gas, ma non meno dei fertilizzanti, a partire dall’urea, principale azotato e benchmark internazionale del settore. Una crisi nell’offerta di fertilizzanti, paralizzata dalla chiusura di Hormuz o dai contraccolpi di una ripresa del conflitto, significa mettere in crisi tutto il mondo agricolo e alimentare una seconda fiammata inflazionistica che si unirebbe a quella energetica.

Se consideriamo i diversi scenari possibili...
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