Monti: "Va cambiato il modo con cui concepiamo l’energia"

Nicola Monti
“Va cambiato il modo
con cui concepiamo l’energia”

di Paola Sesti


Elettricità, decarbonizzazione, idroelettrico, sostenibilità, organizzazione, nucleare. Nella definizione di un nuovo equilibrio tra accessibilità, sicurezza e sostenibilità, sono questi gli ingredienti di Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, per orientare il percorso di transizione energetica del Paese

Creare le condizioni per l’adozione delle migliori decisioni possibili nell’interesse nazionale, senza anacronistici tabù o impuntature ideologiche, in modo trasparente e all’insegna di un sano pragmatismo. E per l’energia, così come per le infrastrutture: ascolto, ascolto e ancora ascolto dei territori”. Era il 20 agosto 2022 e Massimiliano Atelli, allora presidente della commissione VIA-VAS e della commissione tecnica PNIEC-PNRR, interveniva su Formiche. net per provare a orientare il percorso di transizione ecologica nel nostro Paese.

Non è diversa la visione di Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, che da qualche anno non si stanca di ripetere: «Va cambiato il modo con cui abbiamo finora concepito l’energia». Edison, player impegnato nella costruzione di un futuro sostenibile per essere leader della transizione in Italia, gioca un ruolo centrale nella definizione del nuovo equilibrio tra accessibilità, sicurezza delle forniture energetiche e sostenibilità.

Per facilitarne la fruizione (e in omaggio alla sua passione ciclistica), abbiamo scelto di suddividere l’ampia chiacchierata con Nicola Monti in sei tappe. Elettricità, decarbonizzazione, idroelettrico, sostenibilità, organizzazione, nucleare: al lettore la possibilità di unire i puntini e scoprire quale immagine di Edison si forma…


ELETTRICITÀ

Con i suoi 140 anni di storia (iniziata a Milano nel dicembre 1883), Edison è il più antico operatore del settore dell’energia in Europa. Il processo di elettrificazione ha contribuito in modo tangibile al progresso sociale, culturale, economico e industriale del nostro Paese. Come è cambiato per Edison il modo di concepire - nella duplice accezione di ‘pensare’ e di ‘generare’ - l’energia?
Per Edison, che ha accompagnato tutte le grandi fasi dell’evoluzione energetica del Paese, pensare l’energia significa prima di tutto inserirla in una logica di sistema, in cui sostenibilità, sicurezza e competitività devono coesistere.
Oggi ci troviamo di fronte a una grande trasformazione che è quella posta dalla transizione energetica e dagli obiettivi di decarbonizzazione. Occorre pensare a come integrare le diverse tecnologie per arrivare al traguardo, e pensare a come farlo nel modo più efficiente, sia dal punto di vista sociale sia ambientale sia economico.
Significa costruire insieme alle istituzioni, i regolatori, gli altri operatori e i cittadini un indirizzo strategico condiviso di lungo termine, che orienti il settore e i suoi investimenti. Il comparto energetico è per sua natura proiettato in avanti e alla previsione del futuro fabbisogno del Paese. I suoi cicli di ricerca e sviluppo, investimento e trasformazione avvengono in un arco temporale di lungo respiro che necessita di stabilità e sostegno trasversale. Altrimenti ne compromettiamo l’efficacia.
Parallelamente, generare energia oggi significa anche generare valore condiviso per i territori e per i clienti, accompagnandoli nel loro percorso di transizione ecologica.

L’elettrificazione è considerata la leva principale per ridurre le emissioni e procedere con rapidità verso la decarbonizzazione. Qual è la visione del Gruppo sul ritmo e sulle priorità di questo percorso in Italia?
La nostra visione è quella di una transizione progressiva, che tenga insieme tre elementi: decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività dei costi.
L’elettrificazione dei consumi è certamente una leva fondamentale della decarbonizzazione. Ma il sistema italiano è complesso e molto esposto alla generazione a gas. 
Riteniamo indispensabile che le fonti rinnovabili crescano progressivamente nel mix italiano di generazione, fino a garantire circa l’80 per cento del fabbisogno, attraverso anche strumenti di accumulo dell’energia come le batterie e i pompaggi idroelettrici che consentono di conservare e massimizzare l’energia green prodotta durante il giorno. 

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DECARBONIZZAZIONE

L’Italia ha obiettivi ambiziosi in materia di energia e clima. Quale contributo può dare Edison per aiutare il Paese a raggiungere gli obiettivi del PNIEC?
Le leve strategiche di Edison sono le rinnovabili, i servizi per i clienti e la sicurezza energetica con l’approvvigionamento gas e green gas.
Nel 2025 il nostro Ebitda è stato composto dalle attività green e low carbon per il 53 per cento; l’obiettivo è di portarle progressivamente al 70 per cento della marginalità. Questo si traduce prima di tutto in investimenti in nuova capacità da eolico e fotovoltaico.
Oggi abbiamo 2,4 GW rinnovabili. Puntiamo ad arrivare al 2030 a 4 GW, se le condizioni regolatorie ce lo consentiranno. In questa fase storica, infatti, dobbiamo bilanciare la nostra crescita tra sviluppo regolato e a mercato: prevediamo di crescere per almeno il 60 per cento attraverso i meccanismi di sostegno della capacità, come le aste FER-X, dove lo scorso anno siamo stati tra i principali aggiudicatari.
Nel primo semestre del 2026, anche per merito di questo esito, abbiamo in programma l’apertura di cantieri per ulteriori 160 MW in tutta Italia, mentre stiamo mettendo in marcia nuovi 170 MW. 

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Il gas naturale rappresenta un vettore energetico indispensabile per garantire sicurezza e stabilità del sistema energetico. Che ruolo avrà sul lungo periodo?
Il gas chiaramente svolge - e continuerà a svolgere - una funzione essenziale nel mix energetico italiano. Nel 2025 il termoelettrico ha rappresentato il 47 per cento della produzione. Ma come insegnano le ripetute crisi energetiche di questi anni, è necessario ridurre gradualmente la nostra dipendenza da questa componente. 
Allo stesso tempo dobbiamo essere pragmatici e tenere d’occhio sia i costi complessivi di sistema sia la sua sicurezza. Significa che una transizione affidata internamente alle rinnovabili, per loro natura interrompibili, richiederebbe investimenti enormi in strumenti di flessibilità e reti, senza garantire sufficiente diversificazione tecnologica, che è alla base della capacità di resilienza di un sistema. 

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IDROELETTRICO

La storia di Edison è legata in modo particolare allo sviluppo dell’idroelettrico. Quali sono le sfide di questo comparto oggi?
Innanzitutto, trovare un punto di incontro tra produttori, Regioni e grandi consumatori, in modo da far ripartire gli investimenti di lungo termine nel settore. Oggi molti investimenti sono rallentati per la mancanza di visibilità sui meccanismi di rinnovo delle concessioni. 
Recentemente in Lombardia abbiamo raggiunto un accordo che prevede l’assegnazione di nuove concessioni e il rilascio di una quota - pari al 15 per cento - a prezzo calmierato per gli energivori. È un modello, che ci auguriamo replicabile anche in altri contesti, che insegna che è sempre possibile trovare una convergenza e benefici comuni anche tra attori con interessi divergenti. 
Secondo uno studio di The European House-Ambrosetti, significherebbe sbloccare investimenti a livello Paese calcolati in oltre 15 miliardi di euro (aggiuntivi rispetto a quanto già programmato), generando valore sul territorio in termini di effetti indiretti e indotti e rafforzando la competitività di una filiera industriale e manifatturiera, quale è quella idroelettrica, strategica per l’Italia, con un riverbero sull’occupazione, il PIL, nonché sullo stesso aumento della produzione rinnovabile.

I pompaggi idroelettrici, questi sconosciuti. Batterie naturali per la transizione energetica e risposta alla sfida climatica o infrastrutture irrealizzabili considerando vincoli normativi e paesaggistici?
I pompaggi idroelettrici sono infrastrutture strategiche di primaria importanza per sostenere la transizione energetica, accompagnare la crescita delle rinnovabili e mantenere il sistema elettrico italiano stabile, competitivo e resiliente. Rappresentano la forma di accumulo energetico più affidabile e duratura, in grado di assorbire l’energia in eccesso e di restituirla nelle fasce orarie in cui la produzione solare ed eolica cala. 
La loro realizzazione è coerente con l’evoluzione del sistema elettrico: nei prossimi anni, infatti, la progressiva uscita dell’Italia dal carbone e la riduzione della capacità termoelettrica programmabile renderanno essenziali nuove capacità di accumulo per garantire stabilità al sistema.
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