Sorpresa! Arriva dal portafoglio la spinta per la decarbonizzazione

Sorpresa! Arriva dal portafoglio
la spinta per la decarbonizzazione

di Roberto Napoli, professore emerito di Sistemi Elettrici Politecnico di Torino e Consigliere Ordine Ingegneri Provincia di Torino


La transizione energetica è nel pieno turbinio delle sorprese (tutto sommato poco sorprendenti). In un contesto sempre più complesso, diventano più pressanti le preoccupazioni: stiamo procedendo nella direzione giusta? Che rischi corriamo? Cosa conviene fare?

La transizione energetica è nel pieno turbinio delle sorprese (in realtà, tutto sommato poco sorprendenti). Luci e ombre si proiettano su un cammino a dir poco alquanto tormentato, fra rivolgimenti geopolitici e nuovi rischi. In un contesto sempre più complesso, diventano molto più pressanti le preoccupazioni. Si tratta di problemi con dimensioni mondiali, ben al di là delle diverse situazioni nazionali. 

Stiamo procedendo nella direzione giusta? Che rischi corriamo? Cosa conviene fare? Siamo partiti dalle preoccupazioni per il riscaldamento globale, in parte imputato all’uso delle fonti fossili. Da lì siamo passati all’esigenza di puntare sulle fonti rinnovabili (solare ed eolico in primo luogo). Adesso il clamore mediatico sulle motivazioni e sull’urgenza delle misure per la decarbonizzazione si è via via affievolito, ma l’impulso verso le rinnovabili non cambia

In molti Paesi, a fare da traino alle misure verdi non è più tanto l’esigenza di ridurre le emissioni, quanto piuttosto l’interesse alla riduzione dei costi, all’indipendenza e alla sicurezza energetica, con il corollario di misure per l’efficientamento energetico e per una maggiore penetrazione del vettore elettrico nei vari consumi finali. 


La sorpresa Trump 
Una grossa sorpresa (poco sorprendente) è arrivata dagli Stati Uniti. Trump ha avviato una politica di netta opposizione alle rinnovabili, riaprendo (e anzi incentivando) l’uso dei fossili. Ha bloccato l’eolico e promette di impugnare ogni legge green. Ha eliminato ogni incentivo fiscale a progetti a energia pulita e ai veicoli elettrici. Il peso delle decisioni americane non può essere sottovalutato. Ci vorrà qualche tempo per capirne l’effetto globale sulle politiche degli altri Paesi; tutto però lascia presupporre che la transizione verso le rinnovabili proseguirà imperterrita, Stati Uniti compresi. La situazione geopolitica è tale che in molti Paesi (anche in Italia) le preoccupazioni ambientali sono largamente superate dalla necessità di ridurre i costi e aumentare l’indipendenza e la sicurezza energetica. 

La spinta decisiva arriva sempre dal portafoglio. I costi dell’energia da fonte fotovoltaica ed eolica e delle batterie continuano a diventare sempre più competitivi. L’industria ha bisogno di stabilità e i prezzi delle rinnovabili sono diventati più stabili rispetto ai fossili. Le previsioni fatte in passato sui consumi elettrici ne prevedevano una costante contrazione. La realtà ci consegna una prospettiva diversa: la domanda di elettricità continua a crescere e crescerà in futuro con vigore ancora maggiore. 

L’intelligenza artificiale (IA) e la mobilità elettrica - solo per fare due esempi - sono particolarmente fameliche di energia elettrica. La IA richiede centri di calcolo straordinariamente esigenti in termini di energia e di acqua. Quanto agli utenti, una ricerca con IA consuma tipicamente un quantitativo di energia dieci volte superiore a quelle effettuate con un tradizionale motore di ricerca. Anche la mobilità elettrica, che ha ancora i suoi gravi problemi, prima o poi comincerà a marciare spedita. Chi non si attrezza per tempo nel fare fronte alle nuove esigenze rischia forti perdite di competitività economica e industriale. 


La sorpresa blackout 
Nel frattempo, c’è stata la grande sorpresa (un’altra volta poco sorprendente) del blackout iberico del 28 aprile, che ha lasciato totalmente senza servizio elettrico Spagna e Portogallo per un’intera giornata. Ci vorranno diversi mesi prima di potere capire realmente in dettaglio cosa è successo. Tuttavia, ci sono cose che balzano chiaramente agli occhi. 

Forse stiamo seminando nell’infrastruttura elettrica dei virus contagiosi che possono provocare improvvise malattie. Questi virus non sono le rinnovabili, ma tutto il contorno delle infrastrutture che le devono ospitare. Cominciamo da fatti.[...]

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