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Energia nucleare in Italia? Stampa E-mail

Energia nucleare in Italia?

di Gabriella De Maio, professoressa di Diritto dell’energia - Università Federico II


All’interno dello spazio giuridico europeo, la valutazione del nucleare dipende dalle condizioni energetiche e industriali di ciascun Paese. Regole, industria e prospettive mediterranee


Negli anni immediatamente precedenti e successivi all’incidente di Fukushima (11 marzo 2011), il gruppo di ricerca di cui facevo parte era impegnato in un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) del Ministero dell’Università e della Ricerca dedicato allo studio delle politiche energetiche europee sul nucleare.

In quella fase emerse con chiarezza la diversa direzione assunta da Germania e Finlandia. Dopo l’incidente, la Germania tornava sulla decisione del 2010 di prolungare la vita operativa delle centrali (Deutscher Bundestag, Der Einstieg zum Ausstieg aus der Atomenergie) e fissava al 2022 il completamento dell’uscita dall’energia nucleare. La Finlandia, invece, confermava il proprio programma elettronucleare e proseguiva nella realizzazione di Olkiluoto 3, avviata nel 2005 (e ben documentata sul sito del Ministero finlandese dell’Economia e del Lavoro). Come attesta anche l’International Atomic Energy Agency - IAEA nel proprio sistema PRIS (Power Reactor Information System, il database dei reattori nucleari nel mondo) l’impianto è entrato in produzione regolare nel 2023.

Il raffronto resta attuale: mostra come, all’interno dello stesso spazio giuridico europeo, la valutazione del nucleare dipenda dalle condizioni energetiche e industriali di ciascun Paese. L’articolo 194, paragrafo 2, del TFUE - Trattato sul funzionamento dell’Unione europea preserva, infatti, il diritto di ogni Stato Membro di determinare le condizioni di utilizzo delle proprie fonti energetiche, la scelta tra le diverse fonti e la struttura generale del proprio approvvigionamento energetico.

Nel frattempo, è cambiato il contesto in cui la scelta si colloca. La domanda di elettricità cresce con l’elettrificazione degli usi e dei processi produttivi e con lo sviluppo delle infrastrutture digitali. La decarbonizzazione richiede, quindi, di sostituire le fonti più emissive e sostenere un sistema sempre più elettrificato.

In questo quadro, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) nell’Executive Summary del documento 2025 The Path to a New Era for Nuclear Energy, registra per il nucleare un interesse che non si manifestava dagli anni Settanta e un orientamento favorevole alla sua espansione in oltre quaranta Paesi. Questa tendenza assume forme diverse. Secondo il sistema PRIS dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, a fine luglio 2026 quasi la metà dei reattori in costruzione nel mondo si trova in Cina.

Negli Stati Uniti la nuova attenzione si esprime anche attraverso il riavvio di impianti (la U.S. Nuclear Regulatory Commission sta lavorando ai progetti di Palisades e del Christopher M. Crane Clean Energy Center), e il sostegno da parte dello U.S. Department of Energy allo sviluppo dei reattori modulari di piccola taglia (SMR). Sono percorsi differenti, accomunati dalla ricerca di una produzione continua in un quadro di crescita della domanda e riduzione delle emissioni.

Il nucleare nel dibattito italiano
È in questo scenario che il nucleare viene nuovamente considerato nel nostro Paese. Non in alternativa alle fonti rinnovabili, che restano centrali nel percorso di decarbonizzazione, ma per il possibile contributo di una fonte a basse emissioni capace di produrre elettricità con continuità. Per i sistemi industriali esposti al costo dell’energia e alla sicurezza degli approvvigionamenti, il suo ruolo all’interno del mix energetico va valutato alla luce dei costi, dei tempi di realizzazione e delle caratteristiche del sistema nazionale.

Anche il quadro europeo si è modificato. Dopo essere rimasto fuori dal primo atto delegato sulla tassonomia climatica, il nucleare vi è stato successivamente ricompreso dal Regolamento delegato (UE) 2022/1214, EU Taxonomy Complementary Climate Delegated Act, alle condizioni da esso previste. È un passaggio significativo per la collocazione della fonte nel percorso europeo di transizione e per la valutazione degli investimenti. In Italia il ritorno del nucleare non muove da un vuoto normativo.[...]


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