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CAM Edilizia e patrimonio storico:
esperienze da 29 casi studio
di Veronica Lucia Castaldo1, Maria Francesca Talamo2, Adriana Ciardiello3, Marco Mari4, Franco Cotana5
1 vicedirettore Dipartimento Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio RSE
2 capo progetto Dipartimento Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio RSE
3 ricercatrice Dipartimento Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio RSE
4 esperto di sviluppo sostenibile dell’ambiente costruito per RSE
5 amministratore delegato RSE

Una ricerca RSE analizza l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi agli edifici storico-testimoniali senza comprometterne il valore culturale
La tutela dell’ambiente è oggi parte integrante del quadro costituzionale italiano. Con la Legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, gli articoli 9 e 41 della Costituzione hanno introdotto il riferimento espresso alla protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, ponendo tali valori in continuità con la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, già riconosciuta dall’articolo 9 come principio fondamentale dell’ordinamento.
Questi principi costituzionali orientano in modo sempre più integrato e diretto l’azione della Pubblica Amministrazione, chiamata a programmare, progettare e realizzare opere capaci di ridurre gli impatti e a coniugare ambiente e valore storico come variabili della qualità degli interventi.
Una sfida centrale per il patrimonio costruito
Nel settore edilizio, tali responsabilità si collegano a un quadro europeo sempre più ampio: la Direttiva (UE) 2023/1791 richiama il ruolo guida del settore pubblico in materia di efficienza energetica; la Direttiva (UE) 2024/1275, EPBD, orienta la progressiva decarbonizzazione e il miglioramento della prestazione energetica degli edifici; il Regolamento (UE) 2020/852 sulla Tassonomia definisce gli obiettivi ambientali europei e introduce il principio di non arrecare un danno significativo, noto come DNSH.
In questa prospettiva, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) assumono un ruolo centrale e inderogabile negli appalti pubblici. L’articolo 57, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, ne prevede l’inserimento nella documentazione progettuale e di gara attraverso specifiche tecniche e clausole contrattuali, nonché, ove previsto, criteri premianti. Anche la giurisprudenza amministrativa ha confermato, con il pronunciamento del TAR e successivamente del Consiglio di Stato su non applicazione dei CAM (Sentenza 27 maggio 2024, n. 4701), che la mancata o insufficiente declinazione dei Criteri Ambientali Minimi negli atti di gara può incidere sulla legittimità della procedura.
I CAM Edilizia si collocano quindi dentro una visione estesa della qualità del progetto, che non riguarda soltanto l’efficienza energetica ma l’intero ciclo di vita dell’asset edilizio: uso responsabile delle risorse, riduzione delle emissioni, contenimento dei rifiuti, qualità dell’ambiente interno, comfort, salubrità, gestione dei materiali, manutenzione, fine vita e rapporto con gli ecosistemi.
Questa impostazione diventa ancora più rilevante quando riguarda edifici storici o di valore storico-testimoniale. In questi casi, l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi è analogamente prevista come obbligo, ma richiede equilibrio tra miglioramento prestazionale e conservazione, tra obiettivi ambientali e compatibilità, tra innovazione e rispetto delle stratificazioni storiche. Una tale complessità prevede un approccio corretto, a partire dalla conoscenza dell’asset, privilegiando interventi proporzionati, documentati e coerenti non solo con gli obiettivi energetico-ambientali, ma anche con la tutela del valore culturale del bene.
Da qui nasce la necessità, non scontata, di indirizzi applicativi capaci di accompagnare amministrazioni, progettisti e imprese verso un uso dei CAM Edilizia efficace, misurabile e coerente con il valore culturale e testimoniale degli immobili. È in questo quadro che si collocano le attività di ricerca promosse da RSE, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Il percorso nasce dalla necessità di costruire, attraverso l’analisi di casi concreti, una base conoscitiva utile a individuare buone pratiche, criteri più complessi da applicare e possibili modalità di adattamento nei contesti vincolati. Il lavoro sui CAM Edilizia applicati agli edifici storicotestimoniali si inserisce nell’ambito dell’Accordo di programma ex art. 15 della Legge n. 241/1990, sottoscritto a dicembre 2024, tra il MASE, Direzione Generale Sostenibilità dei Prodotti e Consumi, e RSE, finalizzato allo svolgimento di attività di studio sui temi dello sviluppo sostenibile applicato all’ambiente costruito, con particolare attenzione agli aspetti storico-testimoniali. Tale accordo ha rappresentato il nucleo iniziale di un percorso di ricerca orientato non solo alla produzione di conoscenza tecnico-scientifica, ma anche alla definizione di indicazioni operative utili per i soggetti pubblici e privati coinvolti negli interventi sul patrimonio storico.
Per affrontare la complessità del tema si è scelto un approccio che partisse dalla analisi concreta della applicazione dei CAM Edilizia e a tal fine sono stati coinvolti nel tavolo di lavoro soggetti in grado di portare esperienze dirette, casi applicativi, competenze tecniche e punti di vista complementari.
La raccolta di 29 casi studio relativi ad asset di natura storico-testimoniale evidenzia infatti la costruzione di una rete di stakeholder basata su accordi e collaborazioni finalizzati alla realizzazione delle linee guida. Tra i soggetti coinvolti figurano la Struttura del Commissario Straordinario per la ricostruzione post Sisma 2016, Assorestauro, Agenzia del Demanio, Roma Capitale, Regione Umbria, Ascoli Piceno, oltre a RUP, progettisti e imprese. [...]
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