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Reti elettriche sotto stress: la lezione dell’estate |
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Reti elettriche sotto stress:
la lezione dell’estate
di Roberto Napoli, professore emerito di Sistemi Elettrici Politecnico di Torino e presidente del Centro Studi Ordine Ingegneri Provincia di Torino

Blackout, guasti e sovraccarichi: anche l’estate 2026 ha mostrato la fragilità delle reti elettriche italiane. Serve una programmazione integrata e bottom-up
La reazione psicologica delle persone alle alte temperature è un valido indicatore dello stato di salute mentale. L’estate 2026 è stata una sorta di estrapolazione di questo concetto all’infrastruttura elettrica. Infatti, le temperature particolarmente elevate hanno messo in evidenza uno stato di fragilità diffusa.
Da nord a sud si sono verificati numerosi blackout a livello locale, interruzioni e guasti sulle linee di media e bassa tensione. In alcune zone, i guasti (in particolare su giunti interrati) e i sovraccarichi (aumento dei consumi per i condizionatori) hanno lasciato intere utenze di alcune zone senza corrente, talora anche per diverse ore, causando disagi e interventi straordinari dei Vigili del Fuoco. Torino e Napoli sono state le città maggiormente colpite, ma molte altre hanno sperimentato problemi, seppure con minore intensità.
Diversi aspetti fanno prevedere che questi eventi non possono essere considerati eccezionali, ma ci accompagneranno frequentemente nei prossimi anni. Non abbiamo molto tempo per predisporre i necessari rimedi, se vogliamo evitare situazioni analoghe nelle prossime estati.
Caldo estremo: un dato strutturale
Partiamo dai due più importanti e incontestabili dati di fatto: temperatura e sovraccarichi. Per quanto riguarda la temperatura, secondo la WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale) la combinazione di effetti climatici naturali (come El Niño) e di effetti antropogenici pone le basi per nuovi picchi massimi futuri, a causa dell’energia accumulata nel sistema climatico e negli oceani. Avremo quindi ondate di calore più frequenti e più intense, con nuovi record di temperature massime.
L’aumento dei picchi termici è amplificato dal fenomeno delle isole di calore (asfalto, cemento e densità edilizia trattengono il calore rilasciandolo lentamente). Oltre ai picchi massimi, il fattore di maggiore criticità registrato dai centri di monitoraggio territoriali riguarda la durata degli episodi di caldo anomalo.
Si stanno accumulando sequenze record di decine di giorni consecutivi trascorsi al di sopra delle soglie climatiche locali di riferimento, accompagnate da un numero elevato di notti tropicali (con minime che faticano a scendere sotto i 20 °C), amplificando lo stress termico urbano e il disagio fisico. Particolarmente critico è il bacino del Mediterraneo. Alcuni studi di attribuzione climatica a medio termine segnalano un rischio crescente di picchi vicini ai 50 °C nelle aree più calde del bacino mediterraneo. Le estati future dovranno quindi fare i conti con questa costante termica strutturale.
Da sovradimensionare a programmare
Per quanto riguarda i consumi elettrici, a giugno 2026 il picco italiano ha raggiunto oltre 57 GW, vicino ai massimi consumi estivi degli ultimi anni. Non ci sono stati effetti nazionali, ma diffusi effetti locali. Ciò fa capire facilmente che il problema principale non è tanto la disponibilità complessiva di energia, quanto la capacità delle infrastrutture locali di reggere i picchi di carico durante le prolungate ondate di calore.
Nei consumi energetici la penetrazione del vettore elettrico aumenta costantemente, supportata dall’aumento dei consumi da parte dell’industria, dei veicoli elettrici, dei condizionatori d’aria e dei data center. Si prevede che la domanda globale di elettricità dal 2026 al 2030 aumenterà ad un ritmo medio annuo di almeno il 3,6 per cento, ossia mediamente superiore del 50 per cento rispetto alla media del decennio precedente (IEA Electricity 2026). [...]
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