COOKIE
 
PAUSA-ENERGIA
 
ETS, per un cambio di logica: da tassa a investimento verde Stampa E-mail

ETS, per un cambio di logica:
da tassa a investimento verde

di Angelo Spena, professore emerito Università di Roma Tor Vergata e presidente GME


Proposta conforme di un modello ETS virtuoso, da replicare in Europa. Perché con Bruxelles non si tratta di negoziare: basterebbe documentare

Il Decreto Bollette 2026 corregge la distorsione del prezzo elettrico all’ingrosso generata dall’ETS sul gas, ma resta un rimedio controverso. La proposta: calibrare la rivalsa in bolletta del rimborso ai produttori termoelettrici, in proporzione al mix energetico di ciascun fornitore, trasformando un correttivo emergenziale in una regola strutturale che orienta i consumatori verso le fonti pulite.
Con l’Europa basterebbe dimostrare la piena conformità a direttive e orientamenti già in vigore. E soprattutto la promozione di famiglie e Pmi ad attori del mercato.

ETS, cambio di logica: da tassa a investimento (verde)
Serpeggia ormai tra gli specialisti il sospetto che, parafrasando un aforisma del passato, perseguire un decoupling dei mercati elettrici - un disaccoppiamento cioè tra i prezzi del gas a monte e dell’elettricità a valle - più che impossibile, sia inutile. Senza egemonia delle rinnovabili, gli effetti della torsione del modello marginalista applicato a mercati non solo concatenati in serie, ma anche interconnessi in parallelo, appaiono realisticamente incurabili. Né c’è da attendersi che la sovrastruttura finanziaria ormai giustapposta ai sottostanti fisici, per la quale il prezzo all’ingrosso è fattore di scala, si presti a ridimensionare il problema.

Con provvida intuizione, il Decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21 (cosiddetto Decreto Bollette, convertito in Legge 10 aprile 2026, n. 49) ha provato a correggere il distorsivo trasferimento automatico del costo della CO2 da generazione a gas sul prezzo all’ingrosso anche da rinnovabili comportato dall’ETS. Allo scopo, ha disposto (articolo 6, comma 3) che ARERA «disciplini il rimborso ai produttori termoelettrici per i prelievi di gas naturale» a monte delle loro offerte sul mercato elettrico di un importo da definire «anche tenendo conto degli impatti attesi sugli scambi transfrontalieri, e comunque nel limite del costo atteso, nel medesimo periodo, per un impianto a ciclo combinato a gas efficiente per gli adempimenti connessi alle emissioni ETS».

Imponendo un tetto alle emissioni di CO
2 da generazione elettrica, industria, trasporti aerei e marittimi, l’ETS induce ciascun emettitore a perseguire il minimo costo di abbattimento delle proprie emissioni contenendole all’origine e acquistando un numero di certificati pari alla quantità di CO2 in esubero. Il prezzo dei certificati ETS - non ve ne sono di gratuiti per l’elettricità - dipende dall’esito in asta tra la domanda e l’offerta (decrescente) fissata a livello UE. 

Dal 2017 a inizio 2026 i diritti di emissione per una tonnellata di CO
2 sono in media saliti da 6 a oltre 85 euro. Trattandosi di una norma comunitaria, il novellato italiano diverrà efficace (clausola standstill) solo dopo l’approvazione UE. Il consenso europeo? Come conquistarlo Fin dal marzo scorso l’Italia (dove il gas determina il prezzo all’ingrosso della elettricità per oltre due terzi del tempo) con altri nove Paesi ha chiesto una revisione approfondita del sistema ETS. Sul viatico della presidente von Der Leyen («Abbiamo bisogno dell’ETS, ma dobbiamo modernizzarlo»), il 19 marzo 2026 il Consiglio ha sollecitato la Commissione a proporre azioni volte a ridurre i prezzi dell’energia elettrica, anche «tenendo conto delle diverse situazioni degli Stati membri». 

A evitare fraintendimenti aveva provveduto Federico Boschi, responsabile del Dipartimento Energia del MASE: «Il D.l. 21 non toglie l’ETS: verrà restituito un valore limitato al valore dell’ETS; e se anche aumentassero i volumi di gas in Italia, a livello europeo non ci sarebbe un danno». 

Tuttavia, a fronte di un atteggiamento diffidente degli operatori, preoccupati anche solo da discussioni sulle regole di mercato e dalla prospettiva di eventuali rinegoziazioni o adeguamenti di PPA già contrattualizzati, e soprattutto di una prevedibile freddezza comunitaria, la consultazione avviata nelle more da ARERA (dco 222/2026) è stata cautamente formulata non già in termini di restituzione del costo ETS, bensì di tetto temporaneo a quello del gas. Perimetrazione che rischia però di depotenziare l’intervento a riduttive «misure nazionali temporanee e mirate». 
Forse più difendibili, sicuramente meno efficaci.
[...]

L'ARTICOLO COMPLETO È DISPONIBILE PER GLI ABBONATI ALLA RIVISTA

© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA
 
© 2005 – 2026 www.nuova-energia.com