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Dell’Acqua: "Memoria, visione e realtà, indicatori per la regolazione" Stampa E-mail

Nicola Dell’Acqua
“Memoria, visione e realtà,
indicatori per la regolazione”

di Paola Sesti


Nicola Dell’Acqua, presidente di ARERA, presenta il Quadro Strategico 2026-2029. Dalla crisi idrica strutturale alla governance frammentata del ciclo dei rifiuti, tra efficienza dei servizi e tutela dei consumatori, un viaggio nei settori regolati

Ogni giorno la regolazione entra nelle nostre case, senza che ce ne accorgiamo: quando si accende la luce, quando parte il riscaldamento, quando l’acqua scorre dal rubinetto, quando i rifiuti vengono raccolti sotto casa. È anche lì, in quei gesti quotidiani e apparentemente scontati, che si misura il lavoro di ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Istituita con la legge 481 del 1995, ARERA è un’autorità amministrativa indipendente è promuovere concorrenza ed efficienza nei servizi di pubblica utilità, tutelare gli interessi di utenti e consumatori e garantire il funzionamento delle infrastrutture energetiche, idriche e ambientali.

Non si tratta di un esercizio tecnico fine a sé stesso. Quelle infrastrutture erogano servizi che sono, al tempo stesso, condizioni primarie di dignità per i cittadini e fattori di competitività per le imprese. Regolarle bene significa incidere direttamente sulla vita reale delle persone. È in questo quadro che si colloca il dialogo di Nuova Energia con Nicola Dell’Acqua, Presidente di ARERA per la V Consiliatura (2026-2032), che prende avvio e spunti dalla presentazione della Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta dall’Autorità nel 2025.


Nei settori ambientali regolati da ARERA - acqua, rifiuti, telecalore - la regolazione non lavora su mercati liberalizzati: la tariffa è l’unico strumento strutturalmente disponibile per sostenere gli investimenti. Cosa cambia per il regolatore, rispetto ai mercati energetici?
L’azione dell’Autorità, esercitata con trasparenza e con metodo, si basa sui principi di buon andamento, imparzialità, tutela della concorrenza e protezione dell’utenza.
I settori ambientali condividono con quello dell’energia una caratteristica fondamentale: sono servizi di pubblica utilità la cui qualità misura la capacità di uno Stato di garantire ai cittadini condizioni di vita dignitose e di ridurre le disuguaglianze. In questi settori, stabilire le tariffe dei servizi regolati, che si affiancano ai costi delle materie prime, è una responsabilità che richiede rigore tecnico e attenzione costante all’equità sociale.

La risposta resta la transizione energetica?
ARERA è presidio di equità - cittadini e imprese hanno pari dignità nell’azione regolatoria - e di coesione sociale. Una regolazione ben fatta trova il punto di equilibrio tra la garanzia di mercati efficienti e la protezione di chi in quei mercati si trova nella posizione più debole.
Perché energia, acqua, ambiente, non sono beni qualunque: sono diritti. E i dati relativi all’attività svolta non sono un consuntivo: sono la materia viva con cui si costruisce ogni decisione futura. Anche per affrontare le difficoltà di accesso a servizi essenziali come l’acqua e i fenomeni come la povertà energetica, che interrogano direttamente l’equità e l’efficacia dell’azione regolatoria.

Una delle prime scelte del nuovo Collegio è stata quella di impostare il mandato, sin dal suo avvio, con una marcata vocazione all’ascolto.
Ascoltare prima di decidere non è un gesto di cortesia istituzionale: è un metodo. Il Quadro Strategico in consultazione, che presenta gli indirizzi che orienteranno il periodo 2026-2029, si inserisce in questo solco.
Il documento si propone di identificare le priorità della regolazione, gli obiettivi e le linee di intervento. Sui contenuti del documento l’Autorità sta sviluppando un’azione di confronto e dialogo con gli stakeholder, che potranno far pervenire le proprie osservazioni e proposte entro il 15 settembre 2026. In parallelo saranno organizzate audizioni con i soggetti interessati alle quali invitiamo tutti i soggetti interessati a voler partecipare. A valle degli esiti della consultazione e delle audizioni sarà resa disponibile la versione finale del Quadro Strategico.

Quale è stata la risposta degli stakeholder e quali le priorità emerse finora dal confronto?
Tra le prime azioni di questo Collegio c’è stata la convocazione informale degli stakeholder per fare il punto e ascoltare le istanze. Davvero tanti i temi toccati: dalla riforma delle procedure di connessione alla rete, al Capacity Market, dall’attenzione sulle offerte di energia alla leve per stimolare fonti rinnovabili ed efficienza energetica, dal sostegno agli investimenti nel settore idrico al rafforzamento della regolazione delle performance tecniche nei settori ambientali.

C’è un tema che attraversa tutti i settori regolati e che il Quadro Strategico affronta con consapevolezza crescente: l’intelligenza artificiale. Quali rischi ritenete di dover presidiare?
È il tema del momento - nei dibattiti pubblici, nelle agende politiche, nei mercati finanziari - e sarebbe un errore derubricarlo a moda passeggera o, all’opposto, attribuirgli una portata dirompente e immediata che la realtà non giustifica ancora. Il compito della regolazione non è inseguire l’innovazione, ma stabilire regole chiare affinché i progressi portino vantaggi a tutti senza creare disuguaglianze.
Sul piano della tutela dei consumatori, è già stato introdotto l’obbligo di chiarire quando si sta interagendo con un sistema automatizzato, garantendo sempre la possibilità di parlare con un operatore umano per definire con precisione le responsabilità delle aziende.
Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità straordinaria per l’amministrazione e la vigilanza sui mercati, poiché contribuirà ad individuare in modo più efficiente i comportamenti scorretti e proteggere i diritti degli utenti in modo più rapido e sistematico.
Tuttavia, questo sviluppo comporta anche una sfida ambientale legata all’elevato consumo di energia e acqua dei data center: per gestirne l’impatto, occorre uno sforzo collettivo orientato all’uso di fonti energetiche sostenibili e al riciclo delle risorse idriche.

Data la complessità della gestione idrica in Italia, cosa significa in concreto governare la risorsa?
La crisi idrica non è un’emergenza ricorrente da gestire: è una condizione strutturale da governare con strumenti stabili, investimenti programmati e una regia istituzionale capace di tenere insieme i diversi livelli di competenza. È esattamente il terreno su cui ARERA è chiamata a fare la sua parte. Inoltre, il settore idrico porta con sé, più di ogni altro, l’evidenza diretta del cambiamento climatico. Anche per questo sono inaccettabili perdite idriche che si attestano mediamente al 42,5 per cento su scala nazionale.
L’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea per prelievo di acqua dolce a uso potabile - 411 litri per abitante al giorno - e al tempo stesso uno dei Paesi con le maggiori inefficienze nella distribuzione. Il Water Service Divide (l’indicatore utilizzato per conoscere le differenze tra territori nella gestione delle risorse idriche, ndr) è la conseguenza di decenni di ritardi negli investimenti e di una governance frammentata.

Però, dall’arrivo dell’Autorità il settore ha ingranato una marcia diversa...
Si tratta di un dato di fatto innegabile di cui siamo orgogliosi. L’azione regolatoria ha prodotto un rilevante incremento della spesa per investimenti, passata da valori di poco superiori al miliardo di euro nel 2012, fino a superare i sei miliardi di euro nel 2025. La spesa programmata nel Quarto periodo regolatorio, che si chiude nel 2029, ammonta a circa 28 miliardi di euro. [...]

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