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Meteo estremo: disastri naturali o climate change? |
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Eventi meteo estremi: disastri naturali
o conseguenze del climate change?
di Paola Faggian, RSE - Ricerca sul Sistema Energetico Urbano

Con una frequenza ormai periodica si verificano eventi meteorologici particolarmente intensi che finora avevano caratterizzato solo alcuni periodi dell’anno. Cosa ci riserva il futuro? Alcuni scenari di medio-lungo periodo per l’Italia
Alla fine dell’inverno 2025-2026 - che ha fatto registrare qualche nuovo record di temperatura – è opportuno aprire una riflessione sugli eventi estremi che hanno caratterizzato il nostro Paese. Il 19 e 20 gennaio 2026 l’Italia meridionale e insulare - in particolare Sardegna, Sicilia e Calabria - è stata colpita da piogge torrenziali (oltre 200 millimetri in poche ore), venti violenti (raffiche fino a 100-110 km/h) e mareggiate estreme (fino a 9 metri). Tutto questo a causa del Ciclone Harry, un fenomeno di intensità assolutamente straordinaria per un ciclone sul Mediterraneo nella stagione invernale.
I suoi effetti hanno avuto pesanti ripercussioni su infrastrutture, attività costiere, turismo, pesca e agricoltura e perdite economiche molto consistenti (in Sicilia tra centinaia di milioni e oltre un miliardo di euro), oltre che disagi sulla popolazione coinvolta, in particolare sugli abitanti di Niscemi, sfollati dal loro paese per l’enorme frana verificatasi a seguito delle forti precipitazioni su un territorio fragile. Appena 20 giorni prima, a ridosso di Natale, un nuovo rischio di alluvione ha interessato l’Emilia-Romagna e all’Epifania piogge abbondanti ed esondazioni si sono verificate a Roma.
E l’Italia non è il solo Paese del Mediterraneo ad essere interessato da tali fenomeni: nei primi giorni di febbraio si è abbattuta sul Portogallo la tempesta Leonardo che, con piogge copiose e venti forti, ha causato straripamenti dei fiumi e allagamenti, la morte di un uomo e l’evacuazione di migliaia di persone, a distanza di pochi giorni dalla tempesta Kristin che aveva provocato la morte di cinque persone, oltre che danni ingenti nelle parti centrali del Portogallo e in Spagna.
Anche in pieno inverno si stanno verificando eventi meteorologici particolarmente intensi che finora avevano caratterizzato essenzialmente i mesi autunnali. Basti pensare all’alluvione di ottobre 2024, che ha afflitto la Spagna sud-orientale (in particolare la Comunità Valenciana), una delle catastrofi naturali più disastrose avvenute nella storia del paese iberico, con 236 vittime e danni ingenti; oppure alle gravi alluvioni che hanno devastato il nostro Paese, sempre nello stesso mese, provocando una vittima, 3.500 sfollati e 15mila case senza elettricità in Emilia- Romagna.
La stessa regione nel maggio 2023 aveva subito gravi perdite a causa di precipitazioni eccezionali, frane e allagamenti (17 vittime, 8,5 miliardi di danni certificati all’Unione europea, danni ai privati, a infrastrutture, alle imprese, al settore agricolo, decine di migliaia gli sfollati). Insieme alle alluvioni, anche i periodi siccitosi affliggono le regioni dell’area mediterranea. Ancora nel 2024, l’Europa sud-orientale ha registrato precipitazioni inferiori alla media e l’estate si è configurata la più secca in 12 anni di registrazioni, con portate fluviali medie estive notevolmente o eccezionalmente basse. [...]
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