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UE-Africa, la nuova geografia delle materie prime critiche Stampa E-mail

UE-Africa, la nuova geografia
delle materie prime critiche

di Roberto Vigotti, segretario generale RES4Africa


La transizione energetica accelera la domanda europea di materie prime critiche. L’Africa, ricca di risorse e di ambizioni di sviluppo, può diventare partner strategico dell’UE per sicurezza, diversificazione e cooperazione industriale


Negli ultimi anni le materie prime critiche (Critical Raw Materials, CRM) hanno assunto un’importanza esponenziale. Essenziali per lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile necessarie a soddisfare gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 dell’ONU. Tra i 34 materiali classificati come critici, 17 sono considerati strategici per il ruolo che svolgeranno nel prossimo futuro e per la crescita della domanda. Il rame è uno degli esempi più rilevanti, grazie alle sue applicazioni che spaziano dal fotovoltaico all’eolico, dallo stoccaggio a batteria ai veicoli elettrici, alle reti.

La domanda dell’Unione Europea di materie prime critiche è destinata ad aumentare drasticamente nei prossimi anni: il fabbisogno di litio dovrebbe crescere di dodici volte entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020, mentre quello di terre rare aumenterà di sei volte entro il 2030 e di sette volte entro il 2050. Questo incremento non è guidato solo dal settore energetico: i CRM sono indispensabili per la produzione di tecnologie pulite, ma sono anche integrati in tutte le catene di fornitura industriali.

Secondo la definizione dell’UE, stiamo vivendo una «transizione generazionale della società» e le materie prime critiche sono al centro di questo cambiamento epocale. Per questo motivo, nel 2024 il Consiglio Europeo ha adottato il Critical Raw Materials Act, con l’obiettivo di diversificare l’approvvigionamento, rafforzare la circolarità e sostenere ricerca e innovazione per migliorare l’efficienza delle risorse presenti e identificare alternative.

La Cina rimane il principale fornitore dell’UE, soprattutto per le terre rare. Per ridurre la dipendenza da Paesi terzi, l’UE ha fissato obiettivi ambiziosi:

● estrazione interna pari al 10 per cento del consumo annuo;
● 40 per cento di capacità di raffinazione;
● 25 per cento di riciclo domestico;
● massimo 65 per cento di approvvigionamento da un singolo Paese per ogni materiale strategico.

Per raggiungere questi obiettivi servirà un duplice approccio: potenziare estrazione, raffinazione e riciclo all’interno dell’UE, e costruire parallelamente partenariati stabili, trasparenti e reciprocamente vantaggiosi con Paesi affidabili. [...]


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