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BESS, il porto sicuro della transizione energetica |
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BESS, il porto sicuro
della transizione energetica
di Marta Sacchi

Gli accumuli elettrochimici sono una delle tecnologie chiave per integrare nella rete elettrica le rinnovabili intermittenti. Il nostro Paese concentra un quinto della capacità europea installata.
Tra nuovi impianti, asta MACSE e progetti pilota di economia circolare, i grandi operatori accelerano gli investimenti
Per i lettori di Guareschi, Bess è solo il nome di un’isola. «Una piccola terra sperduta nell’Atlantico, completamente deserta e lontana da qualsiasi rotta» dove approdano fortunosamente, dopo aver fatto naufragio, Filimario Dublè, Pio Pis e Settembre Nort - rispettivamente protagonista e comprimari del delizioso «romanzo d’amore e d’avventura» Il destino si chiama Clotilde.
Oggi BESS è un acronimo che racconta una storia diversa, ma in qualche modo legata all’idea di un porto sicuro: Battery Energy Storage System, sistema di accumulo a batterie. La tecnologia si basa sull’uso di batterie elettrochimiche capaci di immagazzinare l’energia prodotta da un impianto di generazione e restituirla a richiesta, quando serve. Funziona come una grande power bank applicata alla rete elettrica: l’energia prodotta da un parco eolico, da una grande centrale fotovoltaica o da un piccolo impianto domestico viene stoccata per essere rilasciata nei momenti più opportuni.
Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma uno dei nodi centrali della transizione energetica. Generare elettricità pulita da fonti rinnovabili non basta più: la vera sfida, oggi, è riuscire a immagazzinarla e restituirla quando il sistema ne ha davvero bisogno.
Perché gli accumuli sono strategici
Le rinnovabili come sole e vento hanno un limite intrinseco: sono fonti non programmabili, la cui produzione non sempre coincide con i momenti di più alta domanda. È qui che entrano in gioco le BESS, che stoccano l’energia prodotta nelle ore di maggiore generazione e la rilasciano nei picchi di consumo - per esempio nelle serate estive, quando i condizionatori spingono i prelievi verso l’alto.
Dal punto di vista tecnico, un impianto BESS è composto da moduli di batterie elettrochimiche, inverter e sistemi di controllo che gestiscono i cicli di carica e scarica in base alle esigenze della rete o dell’utente. Tra i principali vantaggi: tempi di risposta molto rapidi e soprattutto modularità, perché nuovi blocchi di batterie possono essere aggiunti progressivamente, aumentando la capacità del sistema senza riprogettare l’intero impianto.
Gli accumuli contribuiscono alla stabilità della rete riducendo il rischio di blackout, e supportano meccanismi come il Capacity Market - il sistema che garantisce sufficiente capacità di generazione disponibile per soddisfare la domanda anche nei picchi. Se l’applicazione naturale resta quella dei grandi operatori elettrici - soprattutto in abbinamento a impianti eolici e fotovoltaici di taglia industriale - l’uso dello storage si sta diffondendo rapidamente anche tra i prosumer: piccoli sistemi domestici che permettono di aumentare l’autoconsumo dei pannelli solari e garantire autonomia in caso di interruzioni di rete.[...]
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