COOKIE
 
PAUSA-ENERGIA
 
PNRR, occasione mancata per l’energia? Stampa E-mail

PNRR, occasione mancata per l’energia?

di Roberto Napoli, professore emerito di Sistemi Elettrici Politecnico di Torino e Consigliere Ordine Ingegneri Provincia di Torino


Il PNRR ha mobilitato risorse senza precedenti per la transizione energetica, ma i risultati restano modesti. Autorizzazioni lente, rinnovabili in affanno, infrastrutture vulnerabili mostrano il vero nodo: un Paese incapace di trasformare investimenti in cambiamento reale

Il PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) è ormai in dirittura di arrivo. Il 30 giugno 2026 è il termine ultimo generale (più o meno) per ultimare materialmente gli interventi. C’erano molte speranze e aspettative. I risultati percepiti sono sin qui striminziti. La vicenda rischia di diventare la solita dimostrazione plastica dello stato del Paese, apparentemente avviato su un piano inclinato verso il declino e cristallizzato in una incapacità di realizzare cambiamenti significativi.

Dopo l’emergenza Covid, il PNRR ha messo a disposizione ingenti risorse, finalizzate a realizzare riforme abilitanti per ovviare alle debolezze più evidenti e consegnare alle prossime generazioni un’Italia più moderna e competitiva.

Uno degli obiettivi principali del PNRR riguarda la transizione energetica e l’infrastruttura elettrica. I relativi fondi sono concentrati nella Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), con un pacchetto di circa 59,5 miliardi di euro. La parte più direttamente collegata a rinnovabili e infrastruttura elettrica è la Componente 2 (M2C2) - energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile) - con circa 23,8 miliardi di euro. A questo importo vanno aggiunti i fondi della Missione 7 RepowerEU (reti di trasmissione e distribuzione, transizione green 5.0 delle imprese, autoconsumi, efficientamento e social green) per altri 11,2 miliardi di euro. Ai fondi europei vanno aggiunti 30,6 miliardi di euro del Piano Nazionale Complementare (PNC), per finanziare progetti strategici incompatibili con le rigidità (temporali e contabili) del PNRR (in particolare, rinnovo porti e mezzi di trasporto, sicurezza sismica, efficientamenti energetici).

Il totale arriva quindi a una impressionante montagna di soldi pubblici (65,6 miliardi di euro), a cui vanno ancora aggiunti gli investimenti degli operatori Terna (16,5 miliardi di euro) ed Enel Distribuzione (12,1 miliardi di euro). Mai prima d’ora il sistema elettrico italiano aveva avuto accesso a una simile combinazione di fondi, vincoli e opportunità di riforma.

Nel fare un bilancio provvisorio, anzitutto bisogna distinguere fra risorse già impegnate in progetti concreti (~80-90 per cento) e risorse contabilizzate per lavori già effettuati (~52-57 per cento). Il cerchio si chiude andando a vedere le opere effettivamente realizzate e funzionanti: qui le percentuali affondano. Sul piano formale, l’avanzamento del PNRR è tangibile: obiettivi intermedi raggiunti, porzioni di finanziamenti ottenute, una macchina amministrativa che, pur tra difficoltà, ha mostrato una certa capacità di adattamento.

Sul piano sostanziale la percezione diffusa è quella di un cambiamento incompiuto, spesso inavvertibile nella vita quotidiana e, soprattutto, incapace di imprimere una svolta netta in settori strategici come la transizione energetica e le fonti rinnovabili. Proprio in tali ambiti la distanza tra avanzamento sulla carta e risultati reali è particolarmente evidente.
[...]

L'ARTICOLO COMPLETO È DISPONIBILE PER GLI ABBONATI ALLA RIVISTA

© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA
 
© 2005 – 2026 www.nuova-energia.com