|
Energia italiana: più etero-fiducia o più auto-stima? Dipende… |
|
|
|
Energia italiana: più etero-fiducia
o più auto-stima? Dipende…
di Guido Pier Paolo Bortoni - Presidente CESI
Fonti, vettori, tempo e geopolitica: tre chiavi di lettura per un dilemma senza risposte facili
Ammetto. Titolo volutamente complicato. Eppure, racchiude una domanda genuina che oggi riguarda chiunque si occupi di energia nel nostro Paese. Eccola, tradotta: «Rimaniamo fiduciosamente aperti all’ingresso di energia esterna (da altrui) o, potendo, ci serriamo in logica identitaria entro un’energia sempre più sovrana secondo il criterio chi-fa-da-sé-fa- per-tre?». Anche la seguente versione più pop ci lascia dubbiosi, senza risposte convincenti: «Meglio un’energia comprata sul mercato globale e importata qui da noi o un’energia locale, fatta in casa, insomma de noantri (direbbero a Roma)?».
A fronte di domande così mal formulate, entrambe le opzioni contenute ne escono ex aequo sia vincitrici, sia perdenti. La storia dell’energia italiana è piena di esempi e controesempi che, presi singolarmente, danno ragione ad una opzione, condannando irrimediabilmente l’altra, e viceversa. Ecco perché occorre diffidare delle risposte semplici, fors’anche corroborate da una narrazione punteggiata da esemplificazioni disposte ad arte.
Tipicamente queste servono alla bisogna per sostenere una certa tesi che, solitamente, sottende a monte una precisa ideologia. Dovessimo, poi, appaltare la risoluzione del dilemma ad un esperto di comunicazione (che io non sono), quest’ultimo probabilmente se la caverebbe fondendo le due opzioni alternative in una sola, appellandola glocal, e, dunque, trasformando l’ambiguità della domanda nell’ambiguità della risposta.
Occorre invece approfondire la domanda, articolando il ragionamento su diversi aspetti energo-strategici, prima di arrivare ad abbozzare una risposta che, per ovvi motivi di spazio e di coerenza con quanto appena detto, non scaturirà dalle righe di questa rubrica. Già sarebbe molto se qui riuscissimo a fornire una pista di valutazione per considerazioni successive dei lettori. Accenno significativi volumi di fonti rinnovabili e fors’anche nucleari.
In ogni caso, questo primo aspetto non deve indurre il lettore a concludere che l’opzione migliore sia sempre quella di un’accresciuta sovranità dell’energia sia nelle fonti che nei vettori e nella tecnologia, cioè preferendo l’auto-stima nel modo di fare energia. Infatti, andando oltre un certo punto in quella direzione si peggiorerebbe la competitività/affordability dell’energia quanto a sostenibilità economica. Vale a dire, diventeremmo tutti più poveri. Ne farò cenno in calce a questo numero in materia di entanglement delle policy energetiche.
Secondo aspetto: il contesto e i tempi. Le risposte ragionate al nostro dilemma sono giocoforza figlie del contesto in cui si trova inserita l’energia italiana e della prospettiva temporale verso cui proviamo a proiettarci. Non esiste, infatti, una risposta unificata e stabile alla domanda su un lungo periodo di tempo ovvero le risposte che oggi farebbero sorridere quanto alla loro illogicità rispetto ai fondamentali presenti potrebbero essere perfettamente legittimate in altri contesti e soprattutto in epoche diverse (passate o future che siano). [...]
L'ARTICOLO COMPLETO È DISPONIBILE PER GLI ABBONATI ALLA RIVISTA
© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA
|
|