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Roma-Bruxelles, un dialogo difficile |
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Roma-Bruxelles, un dialogo difficile
di Giuseppe Gatti
La transizione energetica non richiede incentivi, ma capacità amministrativa a tutti i livelli di governo. Ed è questa che oggi difetta…
Grande lo sconcerto del Governo italiano, che si è trovato completamente spiazzato dalla decisione della Commissione Europea di estendere, in limitata misura, la deroga al Patto di Stabilità prevista in funzione degli investimenti per la Difesa, anche per fronteggiare l’esplosione dei costi dell’energia conseguente all’improvvido attacco israelo-americano all’Iran.
In pratica, la Commissione ha esteso all’energia l’ambito di applicazione della Clausola Nazionale di Salvaguardia, concedendo la possibilità di un maggior indebitamento per lo 0,3 per cento del PIL negli anni 2026-2028, con un massimale dello 0,6 per cento nel triennio. Per l’Italia si tratta di 13-14 miliardi di euro.
A prima vista, un successo per il Governo Meloni che si era fatto promotore di una misura di questo genere per rendere più corposo il finanziamento del cosiddetto Decreto Bollette. In realtà, l’obiettivo iniziale era l’eliminazione dei costi legati ai diritti di emissione nel settore elettrico, ma Bruxelles si è rifiutata anche solo di prendere in considerazione una misura del genere.
A questo punto da parte italiana si è puntato ad ottenere la possibilità sia di uno scostamento dal Patto di Stabilità, sia della concessione di aiuti di Stato per le imprese energivore. Ottenere una flessibilità fiscale di 14 miliardi è sembrato nell’immediato un risultato largamente positivo e la Presidente del Consiglio si è lanciata a rivendicare per l’Italia un ruolo di guida per l’intera Europa e il ministro Giorgetti si è dichiarato soddisfatto «perché la Commissione ha recepito le nostre proposte».
L’esultanza è però durata l’espace d’un matin, il tempo di leggere integralmente le condizioni poste dalla Commissione per utilizzare questa nuova flessibilità fiscale. Già le parole di presentazione della decisione della Commissione da parte del Commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, che ha ripetutamente sottolineato come i nuovi fondi disponibili debbano essere finalizzati «a misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili» fanno evaporare l’illusione che siano state recepite «le nostre proposte».
Contestuali alla deroga al Patto di Stabilità, ai primi di giugno sono uscite le raccomandazioni all’Italia nel pacchetto del Semestre europeo. I due documenti si integrano tra loro e delineano con chiarezza gli obiettivi che la Commissione propone per l’uso di questo nuovo debito, definendo così anche i limiti agli interventi da realizzare.
In buona sostanza, basta con le politiche dei bonus e dei sussidi non selettivi (vedasi la manovra sulle accise): obiettivo centrale deve diventare migliorare la resilienza del sistema elettrico, puntando su reti e accumuli e in parallelo sviluppo delle rinnovabili, non solo con incentivi ma soprattutto rendendo più agile ed efficiente il sistema delle autorizzazioni. Compresa l’effettiva portata della deroga non si è avuto più alcun commento da parte governativa. A questo punto si impongono almeno due ordini di considerazioni. [...]
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