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Conti: "Regole stabili per un sistema energetico a prova di futuro" Stampa E-mail

Luca Conti
“Regole stabili per un sistema
energetico a prova di futuro”

di Paola Sesti


Prezzi in rialzo, instabilità geopolitica, necessità di accelerare sulle rinnovabili e un nuovo equilibrio tra digitale e reti.
Luca Conti, CEO di E.ON Italia, traccia le priorità per un sistema energetico più resiliente e competitivo


Il 2026 si è aperto in un contesto complesso, segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla necessità di accelerare una transizione energetica che, per l’Italia, rappresenta non solo una scelta ambientale ma una leva di competitività e indipendenza.

In questo scenario, Nuova Energia ha incontrato Luca Conti, amministratore delegato di E.ON Italia, per approfondire le priorità del settore, gli ostacoli ancora presenti, il ruolo delle energy company e la visione di E.ON tra innovazione, competitività e responsabilità.


Sono passati due anni dalla sua ultima intervista a Nuova Energia. Era l’inizio del 2024 e il tormentato contesto geopolitico aveva generato un aumento spropositato dei costi energetici, una diversa allocazione delle risorse economiche e il rallentamento del processo di transizione energetica. Come legge il contesto energetico attuale?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una successione di crisi che hanno inciso profondamente sul settore energetico. L’attuale instabilità geopolitica non ha generato un impatto paragonabile a quello della crisi Russia-Ucraina, ma ha comunque riportato i prezzi dell’energia su livelli più elevati rispetto al 2025. A marzo 2026, per esempio, il prezzo dell’elettricità è risultato stabilmente superiore di circa 30 euro/MWh rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Questa dinamica si inserisce in un momento delicato per l’economia: da un lato c’è il tema dell’affordability per le famiglie, che vedono aumentare il peso delle bollette sul bilancio domestico; dall’altro c’è la competitività delle imprese, particolarmente rilevante in un Paese come l’Italia, dove la manifattura ha un ruolo centrale. Le misure di breve periodo - come quelle contenute nel Decreto Bollette - aiutano a mitigare gli effetti immediati, ma sono interventi emergenziali: abbassano la febbre, non curano la causa.

La risposta resta la transizione energetica?
La risposta strutturale passa soprattutto da investimenti capaci di rendere il sistema più resiliente e sostenibile nel medio-lungo periodo. In questo quadro, la transizione energetica, che negli ultimi anni è stata talvolta rallentata, rappresenta invece una leva fondamentale, soprattutto per un Paese meno ricco di materie prime come il nostro.
Accelerare la transizione energetica - in modo pragmatico, non ideologico - significa ridurre i costi nel tempo, aumentare l’indipendenza e rendere famiglie e imprese meno vulnerabili agli shock esterni. Un’azienda che produce parte della propria energia con un impianto fotovoltaico sul tetto è molto meno esposta alle oscillazioni dei prezzi. E questo, oltre a generare risparmio e indipendenza, contribuisce anche alla sostenibilità ambientale.

Quali sono gli ostacoli che oggi frenano questo percorso?
Nonostante alcuni miglioramenti oggettivi, la burocrazia continua a rappresentare un freno significativo. A questo si aggiunge l’incertezza normativa, che pesa sugli investimenti: le risorse non sono infinite e, soprattutto dopo la stagione del Superbonus, è comprensibile che il decisore politico proceda con cautela.
Tuttavia, chi investe ha bisogno di regole chiare e stabili. Negli ultimi mesi, ad esempio, lo stop temporaneo della piattaforma del Conto Termico ha rallentato l’intero sistema. Anche la gestione dei terreni agricoli in relazione agli impianti fotovoltaici ha generato complessità inattese. Burocrazia, instabilità regolatoria e difficoltà nell’attuazione delle norme sono i tre principali ostacoli.

Semplificazione, stabilità normativa, velocità: sono queste le leve decisive?
Sì. Servono meccanismi ragionevolmente stabili, con eventuali correttivi mirati per raggiungere obiettivi specifici. È un peccato, ad esempio, che nel 2025 siano state installate meno rinnovabili rispetto al 2024, soprattutto nel segmento residenziale, che ha registrato un calo di circa il 30 per cento degli impianti fotovoltaici. E questo nonostante siano a disposizione strumenti di sostegno intelligenti.
Non si tratta di riproporre modelli come il Superbonus, ma di permettere a una parte della popolazione di accedere alle detrazioni fiscali attraverso la gestione del credito, anziché tramite detrazione diretta. Sarebbe un acceleratore importante, capace di mobilitare investimenti privati e rilanciare il mercato domestico.
Un ulteriore elemento riguarda il partenariato pubblico-privato: è una leva fondamentale per accelerare i progetti, e le energy company - E.ON compresa - stanno lavorando per rafforzare questo modello. In Italia gli strumenti ci sono e spesso sono eccellenti. Ciò che manca è la capacità di metterli a terra con regole attuative chiare e tempestive.

C’è un meccanismo normativo che secondo lei ha funzionato bene?
Le detrazioni fiscali per fotovoltaico, sistemi di accumulo e pompe di calore funzionano molto bene. Per le pompe di calore, inoltre, il Conto Termico rappresenta un valido supporto. Il tema non è tanto lo strumento, quanto la possibilità per le fasce a reddito più basso di beneficiarne senza dover anticipare liquidità.
È qui che si gioca la differenza tra un meccanismo potenzialmente efficace e uno realmente accessibile. Negli ultimi anni abbiamo vissuto due estremi: un periodo di elevati incentivi e regole attuative poco delineate, soprattutto all’inizio del SuperBonus, e una fase attuale in cui è difficile trasformare in realtà un potenziale molto alto. Serve equilibrio.

Nonostante il contesto complesso, i risultati di E.ON sono positivi. Quali sono le direttrici di sviluppo?
I risultati sono solidi sia a livello di Gruppo sia in Italia. Nel nostro Paese abbiamo raggiunto 1,1 milioni di clienti, con elevati livelli di soddisfazione riconosciuti anche da premi dedicati alla qualità del servizio, al rapporto qualità-prezzo, all’eccellenza del call center e alla nostra app, oggi la migliore del mercato.
Accanto alla digitalizzazione, stiamo investendo molto nella presenza territoriale: oggi contiamo 90 punti fisici, che diventeranno 100 entro fine 2026. Crediamo che essere protagonisti della filiera energetica significhi assumersi una responsabilità sociale: accompagnare il progresso digitale, ma anche garantire un servizio di prossimità a chi non è digitalmente avanzato.
Sul fronte dell’efficienza energetica continuiamo a crescere nel fotovoltaico, nelle batterie e nei sistemi avanzati per la flessibilità, perché l’elettrificazione dei consumi richiederà un uso intelligente dell’energia: disponibile quando serve, dove serve, al prezzo più conveniente. [...]

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