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Un anno passato con Nuova Energia |
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Un anno passato con Nuova Energia
di Antonio Sileo

2025, l’anno della verifica
Dodici mesi fa, nel ripercorrere gli articoli pubblicati nel 2024, avevamo scritto che per l’energia quello era stato l’ultimo anno della normalità. Di fronte al ritorno di sciagure che pensavamo confinate al secolo scorso (segnatamente: la guerra), avevamo ipotizzato che nel 2025 le pervasive questioni energetiche avrebbero rischiato di essere derubricate da sfide epocali a problemi di second’ordine.
Crediamo di non aver sbagliato la previsione. L’urgenza della transizione, già azzoppata dalla preoccupazione della fine del mese, è stata facilmente scavalcata da impatti più violenti. Cosa che ne ha reso più facile una generale verifica degli obiettivi, anche se ancora solo nel dibattito che nelle (reali) intenzioni di chi decide in quel di Bruxelles.
E dunque - anche nelle nostre pagine del 2025 - abbiamo letto della verifica degli obiettivi. Perché se la meta della transizione energetica resta chiara, il percorso per arrivarci si fa ogni mese più accidentato. Lo abbiamo visto nei numeri della mobilità elettrica, nelle difficoltà del mercato, nelle incertezze che ancora accompagnano il PNIEC. Nel 2025 abbiamo letto della verifica degli strumenti. Norme, incentivi, mercati; visto che nessuno, da solo, “salva”. Le regole, del resto, funzionano se allineano gli interessi, non se li comprimono. Quando non lo fanno, rischiano di rallentare proprio ciò che vorrebbero accelerare.
Abbiamo letto della verifica delle infrastrutture. Senza reti, senza accumuli, senza investimenti, la transizione resta un esercizio teorico. È qui che si gioca la partita più concreta - e più difficile - dei prossimi anni. E della verifica della tecnologia: dalla crescita dei data center al ritorno del nucleare nel dibattito pubblico, l’innovazione resta indispensabile.
E, infine, nel 2025 abbiamo letto della verifica delle persone. Perché se c’è un filo rosso che attraversa questo anno editoriale è proprio questo: la transizione non si fa senza consenso, senza fiducia, senza partecipazione. Comunità energetiche, accettabilità degli impianti, povertà energetica: non sono temi collaterali, ma il cuore stesso del cambiamento.
Nel frattempo, il contesto globale si è fatto più instabile. L’energia è tornata al centro della geopolitica, tra nuove dipendenze e vecchie fragilità. Liberarsi da un vincolo può significare entrare in un altro. E l’Europa si trova ancora una volta a cercare un equilibrio tra sicurezza, competitività e sostenibilità: il noto trilemma che continua a non ammettere scorciatoie. Forse è proprio questa la lezione del 2025.
La transizione non è più una promessa lineare. È un processo negoziato, fatto di compromessi, di tempi diversi, di priorità che cambiano. Non basta sapere dove vogliamo andare; dovremmo meglio decidere come arrivarci, con quali strumenti, e con chi. Ce ne occuperemo sicuramente nel 2026. Nel frattempo grazie ai tanti autori e autrici e che hanno reso ancora una volta viva Nuova Energia e, naturalmente, a tutti voi lettori.
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