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Energia dei cittadini: in Europa i conti non tornano |
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Energia dei cittadini: in Europa
i conti non tornano
di Fabio Terni

La vision europea sull’energia dei cittadini è destinata a restare un sogno? A causa di ostacoli tecnici e giuridici, sembra allontanarsi (per ora) l’ideale UE di una rivoluzione energetica che parte dal basso. Lo dice la Corte dei conti europea
Nella strategia dell’Unione Europea per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, le fonti rinnovabili hanno un ruolo fondamentale. Poiché l’obiettivo è sfidante, è chiesto il contributo di tutti. Così, anche i privati cittadini sono chiamati a farsi produttori e consumatori di energia verde (green prosumer), installando impianti rinnovabili presso le proprie abitazioni o aderendo a comunità energetiche.
Secondo le intenzioni europee, proprio queste ultime avrebbero dovuto dare una grande mano alla transizione ecologica. Tuttavia, sembrerebbe - in presenza di dubbio il condizionale è d’obbligo - che la vision dell’UE sulla cosiddetta energia dei cittadini sia destinata per ora a rimanere un sogno. Le comunità energetiche non sarebbero mai veramente decollate, sia per quantità sia per energia. A dirlo è la Corte dei conti europea (ECA, European Court of Auditors) nella Relazione speciale 10/2026: Comunità energetiche - Un potenziale ancora da sfruttare.
L’obiettivo dell’audit - che ha riguardato la Commissione e quattro Stati Membri (Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania) nel periodo dicembre 2020-luglio 2025 - era verificare se il sostegno europeo alle comunità energetiche fosse efficace, producesse i benefici attesi e consentisse di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dalla strategia UE. Ecco che cosa è emerso.
Rivoluzione energetica dal basso?
Non è (ancora) decollata
Nella valutazione d’impatto della direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili - la cosiddetta RED II, la Commissione Europea dichiarava che entro il 2030 le CER avrebbero potuto rappresentare una quota significativa della capacità eolica e solare installata (rispettivamente, il 17 e il 21 per cento; più di 50 GW ciascuno).
Otto anni dopo, il quadro tracciato dalla Corte dei conti europea non è entusiasmante: i progressi sono stati ben al di sotto delle aspettative. Semplicemente, in Europa non ci sono abbastanza comunità energetiche.
Anche nella EU Solar Energy Strategy del 2022 la Commissione aveva inserito un obiettivo per le CER: entro il 2025, in ogni Comune di più di 10.000 abitanti sarebbe dovuta sorgere almeno una comunità energetica rinnovabile. Pure in questo caso, i dati raccolti dagli auditor della Corte dei conti fotografano una realtà ampiamente al di sotto del target.
«Le comunità energetiche restano solo un’idea allettante, un ideale teorico ma assai difficile da attuare nella pratica», scrive João Leão, membro dell’ECA e responsabile dell’audit. Un giudizio abbastanza severo, quello della Corte dei conti, che non è però fine a se stesso. Presentando gli ostacoli che si trovano ad affrontare le CER e anticipando i possibili rimedi, gli auditor europei si attendono che la loro critica costruttiva contribuisca a promuovere lo sviluppo delle comunità energetiche nella UE. [...]
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