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Ascesa e declino del diesel |
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Ascesa e declino del diesel
IL PUNTO DEL VICE - di Antonio Sileo

Il diesel non è morto, ma il suo declino è ormai evidente. Con l’aumento delle accise e la chiusura dello stretto di Hormuz, le immatricolazioni sono crollate ai minimi storici. E anche l’usato segna le prime flessioni
In molti si staranno chiedendo se l’aumento delle accise di gennaio e gli iper-prezzi del gasolio conseguenti alla chiusura dello Stretto di Hormuz non rappresentino una tremenda combinazione da KO per le automobili diesel, le cui immatricolazioni sono in calo costante da quasi un decennio.
Nei ventisette Paesi dell’Unione la quota di mercato di auto diesel nuove nei primi due mesi del 2026 è stata dell’8,1 per cento. In Italia, dove pure consolidata era l’affezione dei consumatori, le immatricolazioni si sono fermate al 6,9 per cento. Valore a cui in verità andrebbe aggiunta almeno la quota di mercato delle ibride-diesel (4,7 per cento, contando le nuove targhe italiane); valore però inferiore di un punto percentuale al primo bimestre 2025.
Vanno molto bene, invece, le ibride plug-in diesel che hanno triplicato la loro quota di mercato. È pur vero che si tratta solo dello 0,3 per cento, contro l’8,3 delle ricaricabili a benzina che hanno raddoppiato la penetrazione rispetto al 2025. Queste crescite sono diretta conseguenza delle favorevoli norme sui fringe benefit auto aziendali.
Ben diverse sono le cose sul mercato dell’usato, dove le automobili diesel sono ancora le più acquistate (ancorché in discesa e appaiate con le auto benzina). A dimostrazione che non piccola parte del calo del nuovo è imputabile a un significativo ridimensionamento della varietà dei modelli offerti. Se infatti, dieci anni fa si poteva facilmente scegliere tra oltre 200 modelli diversi, tra cui addirittura anche alcune spider, oggi le vetture a gasolio proposte sono parecchie meno: non più di una settantina. A cui tuttavia andrebbero aggiunte le ibride.
Al momento, però, è difficile pensare che un piccolo aiuto elettrico possa dare un grande sostegno al diesel, che pare ormai irrimediabilmente destinato a giocare un ruolo residuale negli usi specialistici in cui tuttora eccelle: tipicamente, l’utilizzo autostradale o in vetture di grandi dimensioni.
Non si prospetta un futuro particolarmente roseo, specie se tra i parametri dello stato di salute si prende il fondamentale indicatore del prezzo alla pompa, della cui importanza si è avuta tragica riprova per le auto a metano: due soli modelli offerti (della neonata Cirielli), zero immatricolazioni da inizio anno.
Però, più che cantarne il de profundis, forse è più interessante ripercorrere le tappe evolutive del diesel, visto che il destino di tutte le auto a combustione interna pare ineluttabilmente deciso per legge, indipendentemente dai risultati di mercato e dunque dai bisogni dei consumatori. [...]
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