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Lo stile di Marco Stampa E-mail

Lo stile di Marco




Il 13 gennaio 2026 è morto Marco Peruzzi, ingegnere e storico manager di Edison. “Intelligente, competente, sempre sorridente e gentile: il collega che tutti vorrebbero avere”. Dalle parole degli amici, alcuni tratti del suo modo umanissimo di stare al mondo

«Funambolo è chi sfida consciamente la gravità della vita, sapendo che ogni momento è decisivo per andare avanti o cascare a terra. Funambolo è chi cammina su una corda ben tesa sopra l’abisso, presente con tutti i propri muscoli e pensieri a ogni passo, con la testa e lo sguardo dritti nonostante i trasalimenti del cuore».

Rileggere la vicenda di Marco Peruzzi attraverso le parole di Isabella Guanzini rende più percepibile la corda su cui ciascuno di noi cammina: il sentimento di una vita vulnerabile, della mancanza di un terreno solido su cui sistemarsi. Ma, insieme, questa percezione della precarietà rende tutto più vivo.

La rete invisibile che ci permette - come funamboli - di camminare gioiosamente sulla corda custodisce il segreto della vita: comprendere il tempo non nella sua lunghezza, ma nella sua profondità. Prendere confidenza con le sue altezze e restare nel presente.

Restare nel presente significa aprirsi alla dimensione del possibile, a quel può-essere nemico di ogni disperazione che rende sensibili a ciò che esce dal quadro (anche quando quello clinico offre pochi motivi per sperare). La dimensione del può-essere è la nostra possibilità: ci libera dalle catene del tempo, dal peso del passato e dalla mancanza di futuro. Sfida la morte e apre la vita a una gioia che nessuno può toglierci.

Non è un invito a cogliere la superficie dell’attimo. È un tuffarsi nelle profondità del tempo, sapendo che laggiù si possono fare incontri interessanti. Una ospitalità piena e totale del momento presente: questo esserci nonostante il pensiero della fine imminente.

È qui che il come vale cento perché. Il come parla del nostro modo di incontrare il mondo, nella fiducia che sia possibile fare alleanza con tutto, anche con le sconfitte, i limiti, il dolore e la possibilità di perdere qualcosa di caro. «Tutto quel che resta sono i come».

Le parole che seguono (di Nicola Monti, Carlo Stagnaro, Elisa Rondella, Riccardo Piunti, Simone Mori, Guido Bortoni, Marco Margheri, Adriana Deriu, Alberto Musso, Giovanni Sebastiani, antonio Sileo) sono il tentativo di raccontare lo stile di Marco Peruzzi, il suo modo singolarissimo di incidere nella tavoletta di cera che è il mondo. Il suo come.

Dalla prefazione di Isabella Guanzini a
Come funamboli, di Marion Muller-Colard
Collana Ri-sguardi, Edizioni Qiqajon


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