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Conoscenza e coscienza: la “i” che fa la differenza Stampa E-mail

INCONTRO CON ARMANDO STERNIERI,
PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO DI ENERGEE3 E THEDOTCOMPANY


Conoscenza e coscienza:
la “i” che fa la differenza

di Dario Cozzi


Tra libertà della ricerca e consapevolezza dei suoi effetti, dalla bomba atomica all’intelligenza artificiale, una analisi intelligente del complesso rapporto tra scienza, etica e conflitto. Dialogo con Armando Sternieri

Nel Libro degli errori si possono leggere alcune delle filastrocche più simpatiche e profonde scritte dalla penna geniale di Gianni Rodari. La voce della coscenza è una di queste (sono Errori in rosso, se ne accorge anche il correttore ortografico).
La filastrocca racconta di un signore di Monza o di Cosenza / che si vanta di dar retta / alla voce della coscenza.

Il guaio, con questo signore / di Busto o di Forlì, / è che alla sua coscienza / manca una piccola “i”. Se lui ruba, lei lo loda. / Se lui fa il prepotente / lei gli manda un telegramma: / Mi congratulo vivamente. / Lui infila più bugie / che aghi su un pino? / Lei subito applaude: Bravo, prendi un bacino. / E dovreste sentire / quel tale cosa dice: / Sono in pace con la coscenza, / perciò sono felice!

Il poeta, gentile, prova ad avvertirlo, insomma a fargli capire / che una coscenza simile / è inutile starla a sentire. / Lui però mi ha risposto: Andiamo! Per una “i”! / quel bravo signore di Bari o Mondovì
.

In tempi complessi come quelli attuali - con l’enorme espansione del potenziale dell’Intelligenza Artificiale e del suo impiego - la scienza e la conoscenza tecnologica restano strumenti potenti, che vanno però guidati, regolati, discussi. Usati, insomma, con coscienza. Nuova Energia ne ha parlato con Armando Sternieri, presidente e amministratore delegato di Energee3 e autore con Roberto Fieschi di Scienziati in armi.


Come nasce questo libro?
L’idea trae origine dal bisogno di ripercorrere la relazione tra scienza, responsabilità e potere. Con Roberto Fieschi ci siamo resi conto che, troppo spesso, la scienza viene raccontata come un’attività neutrale. Ma non è mai stato così. La conoscenza scientifica è sempre stata intrecciata a decisioni politiche ed economiche. Con questo libro volevamo mostrare come dietro ogni scoperta ci sia una responsabilità etica e come la libertà della ricerca vada di pari passo con la consapevolezza dei suoi effetti.

Nel testo emerge la forte connessione che c’è sempre stata tra scienza e potere. Oggi questa unione è rafforzata o indebolita?
È più forte che mai, ma in forme diverse rispetto al passato. Il potere non è più solo militare: è tecnologico, economico e informativo. Chi controlla i dati, i microprocessori e le reti globali ha un’influenza reale sulle decisioni politiche. 
Pensiamo alle grandi piattaforme digitali, ai laboratori di intelligenza artificiale o alle catene di approvvigionamento dei semiconduttori: lì si decide il peso strategico di un Paese. 
La scienza non è più solo conoscenza: è infrastruttura di potere. E serve una governance internazionale che ne regoli l’uso, altrimenti la competizione tecnologica rischia di diventare un nuovo tipo di conflitto.

Il libro è anche una riflessione sul ruolo dello scienziato e sulla sua coscienza. Da dove nasce questo interesse?
La responsabilità scientifica non è un concetto astratto, ma una realtà storica. Gli scienziati del Progetto Manhattan erano convinti di servire la pace, ma finirono per creare l’arma più distruttiva mai concepita. Da allora, la domanda “cosa deve fare uno scienziato” non ha più smesso di interrogarci. Credo che la vera scienza cominci quando il ricercatore si chiede non solo se può fare qualcosa, ma se deve farla. È la differenza tra conoscenza e coscienza.

Il tema delle nuove tecnologie e del loro uso duale, per scopi civili e militari, è sempre attuale: cosa cambia rispetto al passato?
Oggi è cambiato il contesto. La ricerca scientifica è per sua natura ibrida: nasce per fini civili, ma può essere applicata rapidamente in ambito militare. La differenza rispetto al passato è la velocità di trasferimento: tra laboratorio e campo operativo oggi passano mesi, non decenni. 
Un drone sviluppato per usi civili può diventare un’arma autonoma in poche settimane, così come un algoritmo di intelligenza artificiale può essere adattato a scopi di sorveglianza o targeting militare. 
Questo non significa demonizzare la tecnologia, ma capire che servono norme e protocolli capaci di stare al passo con l’innovazione. La tecnologia corre, il diritto spesso cammina (se non zoppica). [...]

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