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La transizione energetica non è un’opzione Stampa E-mail

La transizione energetica non è un’opzione

di Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director – Green & Technology Division, Italian Exhibition Group


Con la crescita delle rinnovabili, la sicurezza energetica cammina insieme alla competitività, in uno scenario in cui la transizione resta una necessità strategica per l’Europa. In questo contesto, le fiere diventano nuove piattaforme di diplomazia industriale. L’esperienza di KEY - The Energy Transition Expo

La chiusura della COP30 di Belém - con un accordo privo di riferimenti chiari ai combustibili fossili o di una roadmap globale definita che ne accompagni gradualmente l’abbandono - ha alimentato un acceso dibattito. 
Per i più pessimisti, questo esito rappresenta il segnale inequivocabile di una battuta d’arresto da leggere come un passo indietro nella lotta al cambiamento climatico. Eppure, è proprio in momenti come questi che la transizione energetica deve essere rilanciata con maggiore determinazione. 

Nonostante le tensioni internazionali e la complessità del contesto attuale, siamo nel pieno di una rivoluzione che non può essere considerata un semplice capitolo del dibattito politico o pubblico. La transizione energetica è una condizione essenziale per il futuro dell’Europa: non solo per la decarbonizzazione, ma per la sua autonomia strategica, la stabilità dei costi dell’energia e la competitività del sistema industriale e manifatturiero. 

Sicurezza e competitività sullo stesso binario Sicurezza energetica e competitività economica oggi viaggiano sullo stesso binario. Prendo in prestito le parole del direttore generale di IRENA, Francesco La Camera: la transizione energetica è inarrestabile e irreversibile. La crescita delle rinnovabili è ormai una realtà consolidata, con oltre il 90 per cento di nuova capacità installata a livello globale nel 2024 proveniente da queste fonti. 

Il contesto che ci circonda - caratterizzato dalla volatilità dei prezzi e dei mercati energetici, dall’incertezza regolatoria, dall’introduzione di dazi e dalla necessità di garantire continuità negli approvvigionamenti - rafforza una consapevolezza: l’Europa deve accelerare sulla propria indipendenza energetica per ridurre l’esposizione a shock esterni, contenere il costo dell’energia per le imprese e proteggere il proprio tessuto manifatturiero. 

In questo senso, la transizione non è più soltanto una scelta ambientale, ma una leva industriale e geopolitica. È una chiamata a ripensare la progettazione e la diversificazione dei sistemi energetici, a stringere alleanze industriali europee e internazionali e a investire sull’innovazione di prodotto e di processo. Costruire filiere energetiche europee più robuste significa rafforzare la sovranità industriale del continente, creare nuove capacità produttive e ridurre la dipendenza da forniture esterne. 

Per l’Europa, e dunque per l’Italia, intraprendere questa strada vuol dire rafforzare la propria resilienza energetica. Per le imprese significa continuare a investire in una sfida epocale, là dove oggi si gioca il vero vantaggio competitivo: riduzione dei consumi, autoproduzione rinnovabile, elettrificazione dei processi, digitalizzazione e servizi energetici avanzati. Per un Paese manifatturiero come il nostro, la transizione non rappresenta un limite, ma una grande opportunità. 

Energia più stabile e competitiva è una condizione necessaria per difendere e rilanciare la manifattura europea. In un’Europa che spinge con sempre maggiore forza su settori in grande espansione - dall’efficienza energetica all’idrogeno, dalle energie rinnovabili alla modernizzazione delle reti e alla digitalizzazione – le imprese italiane possono ritagliarsi un ruolo centrale. Crescono i profili tecnici e digitali e si consolidano ecosistemi di coprogettazione. 

Attività come la riconversione degli impianti, l’adozione di tecnologie pulite, la produzione di componentistica e la realizzazione di infrastrutture generano valore aggiunto e occupazione qualificata. La domanda di tecnologie green competitive diventa un fattore chiave di politica industriale europea. È così che si costruisce la resilienza: meno dipendenze, più controllo sui costi dell’energia, più valore aggiunto Made in Europe.[...]

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