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Africa: no transmission, no transition Stampa E-mail

Africa: no transmission, no transition

di Roberto Vigotti, segretario generale RES4Africa Foundation


Non esiste una sola transizione energetica per l’Africa. Ogni Paese ha le proprie specificità. Sebbene esistano obiettivi di decarbonizzazione comuni, ogni Stato africano ha il diritto di perseguirli affrontando allo stesso tempo le urgenze legate alla giustizia sociale

Per la prima volta nella sua storia, il forum delle venti principali economie mondiali, più noto come G20, si è svolto in Africa. Oltre a segnare un momento storico, la presidenza del Sudafrica ha rappresentato l’opportunità di portare all’attenzione del mondo la molteplicità e complessità delle istanze africane, e per affermare il ruolo attivo del continente nella definizione delle soluzioni alle grandi sfide globali, inclusa la transizione energetica. Il vertice finale è stato ospitato a Johannesburg, il 22-23 novembre 2025. 

Il tema scelto per rappresentare la presidenza sudafricana - Solidarietà, Uguaglianza, Sostenibilità - richiama un aspetto centrale del dibattito sull’energia e sull’elettrificazione, in particolare in Sudafrica e più in generale nei Paesi africani: come realizzare l’industrializzazione delle economie africane attraverso transizioni energetiche eque

A occuparsi delle questioni energetiche è il Gruppo di lavoro sulla transizione energetica, che ha individuato tre aree prioritarie di intervento: sicurezza energetica e accesso affidabile e sostenibile; transizioni energetiche eque, accessibili e inclusive; e infrastrutture africane e mercato energetico continentale. 

La sfida energetica in Africa: un trilemma da risolvere 
Un vero e proprio Energy Trilemma sta mettendo alla prova la maggior parte dei governi e dei decisori africani. Il primo nodo è l’accesso all’energia: oltre 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità in modo continuativo e affidabile, e la necessità di invertire questa tendenza è urgente. 

Il secondo è la sicurezza energetica: le tensioni geopolitiche hanno accentuato i rischi di un’eccessiva dipendenza da fonti esterne, soggette a forti oscillazioni di prezzo e ad incertezza nelle forniture. 

Il terzo nodo è la sostenibilità energetica: il cambiamento climatico indotto dai combustibili fossili ha portato a condizioni meteorologiche irregolari, mettendo sotto pressione la produzione di energia idroelettrica in tutto il mondo e spingendo molti ad abbandonare le fonti energetiche tradizionali. Questi tre fattori delineano l’enorme compito che i governi africani devono affrontare per promuovere industrializzazione e sviluppo economico. 

Pochi Paesi del continente sono esportatori netti di petrolio, gas o elettricità. Molti dipendono in larga misura dall’idroelettrico per sostenere la produzione energetica. Quasi tutti stanno cercando di gestire le conseguenze di un clima in rapida evoluzione e sempre più imprevedibile. 

Di fronte all’urgente necessità di “accendere la luce”, i governi africani devono trovare soluzioni rapide, affidabili e accessibili, capaci di garantire indipendenza energetica, formazione e sviluppo di forza lavoro locale, sostegno all’industrializzazione sostenibile globale e di ciascun Paese. [...]

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