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Agricoltura ed emissioni:
in Cina non è solo CO2
di Carolina Gambino

Dall’Africa all’Asia, intervenire sull’agrifood - responsabile del 35 per cento dei gas serra mondiali - non è più rimandabile. La riduzione delle emissioni del settore agricolo tra sicurezza alimentare, tecnologia e piani a lungo termine: la via cinese
Tra grandi assenti, mancanze di forma (o di sostanza?) negli accordi, fughe terminologiche, maratone negoziali a senso unico, rivendicazioni prevedibili si è chiusa anche la COP30 di Belem, durante la quale persino il clima, con incontestabile ironia, pare aver dimostrato il proprio disappunto.
Tra toilette rimaste senz’acqua, piogge torrenziali e relativi allagamenti, delegati a corto di fiato nelle sale caldoumide, il travagliato summit brasiliano non si è fatto mancare nemmeno un incendio nei padiglioni della BlueZone. Proprio sotto il naso del Climate Team della BBC, che tra un’evacuazione di emergenza e l’altra riesce pure ad azzardare una valutazione.
Delusione composta per UK, EU, e gli 80 Paesi (su 200) che «avrebbero gradito un accordo più ambizioso». Antigua e Barbuda si accontentano della partecipazione; diplomatica l’India, per cui l’accordo raggiunto è «significativo». Furente la Colombia, secondo cui «è ora che la Convenzione sul Clima cominci a parlare della realtà». Ambiguo il padrone di casa: il Brasile reclama più concretezza sui combustibili fossili, ma non sfugge alle critiche per i propri piani di trivellazione petrolifera alla foce del Rio delle Amazzoni.
Nel mesto bilancio conclusivo, non tutto è deludente. Secondo la Climate & Clean Air Coalition, al centro del palco della COP30 ci sono di fatto i superpollutant: l’altra faccia delle emissioni climalteranti, al volgo forse meno note e sicuramente meno chiacchierate della CO2. A latere dell’evento principale, Brasile, Cina e Regno Unito presiedono il COP30 Summit on Methane and Non-CO2 Greenhouse Gases, terza edizione (il debutto risale alla COP28 di Dubai).
Metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, black carbon: questa categoria di emissioni, ammonisce la FAO, è una grave e immediata minaccia al contenimento del riscaldamento globale sotto il grado e mezzo. Lo schieramento di enti, risorse e progetti contro i gas serra a breve latenza ma ad alto impatto sull’atmosfera è ampio e attivo. Secondo Forbes, le azioni mirate a questa categoria di emissioni climalteranti sono la vera fondamentale vittoria.
L’agricoltura diventa un settore cruciale. Il Global Methane Assessment targato Climate & Clean Air Coalition ci dice che a causa delle temperature più elevate il settore agroalimentare sta perdendo quasi un terzo delle colture in regioni chiave: soia in America Latina, frumento e mais in Europa e Asia.
Ma è lo stesso settore che produce il 40 per cento del metano a livello mondiale: il 32 per cento dal bestiame (per fermentazione enterica e produzione di letame), l’8 per cento dalla coltivazione del riso. Senza contare il 75 per cento degli ossidi di azoto, a causa di fertilizzanti e liquami, cui va aggiunto altro metano dal cibo che va perso o sprecato, accumulato a marcire in discarica, e un 5 per cento di black carbon da combustione degli scarti agricoli (dato, questo, che in alcune zone può toccare il 30 per cento).
In agricoltura si trovano 3 su 4 tra i peggiori super-inquinanti, 4 su 4 se aggiungiamo gli idrofluorocarburi presenti negli impianti di conservazione e trasporto dei prodotti agricoli, dotati di refrigerazione e aria condizionata. In un circolo vizioso, l’agricoltura li produce e ne subisce l’impatto. Entro il 2045 sarà a rischio il 70 per cento dell’agricoltura mondiale, secondo l’analisi 2022 di Maplecroft, autorevole firm di consulenza per la valutazione del rischio ambientale, finanziario e industriale.
Il rischio climatico per le colture è destinato ad aumentare nell’arco di una sola generazione in 64 Paesi (in 20 il settore mostra già ora segni di sofferenza), con impatto sulla salute sia della forza lavoro sia delle colture essenziali. In molte parti del mondo le attività agricole non garantiscono solo sussistenza alla popolazione locale: puntellano l’intera economia globale. [...]
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