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Le Comfort-Caveat Letter nell’energia |
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Le Comfort-Caveat Letter nell’energia
di Guido Pier Paolo Bortoni - Presidente CESI
Le Comfort Letter della Commissione Europea, nate per rassicurare gli Stati Membri sulla compatibilità delle misure adottate con il quadro comunitario, rischiano di trasformarsi in strumenti di incertezza. Nell’energia possono deprimere gli investimenti e rallentare la transizione
“Forse: Lei sarà punito. Per ora: stia preoccupato!” era l’avvertimento che talvolta giunse alle mie giovani orecchie di allievo della Scuola Ufficiali di complemento dell’Esercito. Quel monito, preannuncio di possibili conseguenze discrezionali non meglio prefigurabili, esercitava su di me una pressione morale tesa sì a suscitare senso di ravvedimento operoso ma, ancor più, costituiva fonte abbondante di incertezze.
Per questo ho sempre detestato quella sorta di quasi-punizione o semi-perdono che io, maturate a mia volta le stellette, non applicai mai ad altri. Avevo imparato che l’assenza di nettezza poteva creare unicamente “sconforto”. Quell’amarcord di 40 anni fa mi serve per qualificare oggi nell’energia quello che non andrebbe fatto: instaurare un regime di Comfort Letter della Commissione europea - testualmente, lettere di rassicurazione della Commissione allo Stato Membro - su cui costruire le politiche pubbliche e gli strumenti regolamentari per il futuro dell’energia in Italia.
In poche parole, le Comfort Letter possono essere così lontane dalla nettezza necessaria, e contenere così tante sfumature interpretative dei diritti/obblighi, che si approda fatalmente a un regime di Discomfort o al maccheronicoironico (S)comfort; con l’effetto di alimentare quella stessa preoccupazione che deprime gli investimenti nella trasformazione energetica.
Non mi riferisco tanto all’ultimo caso nell’energia, per cui il Governo italiano ha ottenuto una Comfort Letter da Bruxelles riguardante la ben nota Energy Release 2 (ER2) che serve un duplice obiettivo: prestare per tre anni energia elettrica rinnovabile, nelle mani dello Stato, alle aziende energivore italiane, a prezzo allineato ai costi di investimento nelle nuove rinnovabili a fronte di investimenti concreti in nuovi impianti rinnovabili con capacità doppia rispetto a quanto prestato (il “2” sta proprio in questo raddoppio). Qui la Comfort Letter per la ER2 ricevuta in estate 2025 ha originato dei provvedimenti ministeriali registrati dalla Corte dei Conti italiana; segno che la nettezza della Comfort Letter relativa è stata giudicata sufficientemente rassicurante allo scopo.
Ricordo, però, altri (pochi) casi nel passato dell’energia che sono stati sanciti via Comfort Letter europee a causa del fatto che la verve italiana nella regolamentazione energetica mal si concilia - quanto a tempistiche - con la lentezza burocratica o il formalismo eccessivo della Commissione.
Tanto che, per alcune di quelle policy, non si sono percorse le strade della autorizzazione ordinaria della Commissione ma, appunto, si è optato per un regime di rassicurazione sostanziale che la policy in questione fosse compatibile con il quadro europeo. [...]
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