|
Goodbye America |
|
|
|
Goodbye America
di Giuseppe Gatti
L’Europa ha potuto sottrarsi al vincolo del gas di Mosca grazie al GNL americano. Ma le prospettive con cui oggi si guarda al futuro dell’energia dalle due sponde dell’Atlantico si sono radicalmente divaricate. Ci siamo liberati dal condizionamento russo, ora dobbiamo fare i conti con quello americano
Pochi temi quanto la politica energetica mettono in evidenza la profondità della frattura che nei primi dodici mesi del suo secondo mandato Donald Trump ha scientemente prodotto tra Europa e Stati Uniti. Con il continuo esercizio di un eccezionale grado di ipocrisia, i Governi europei - e il nostro in particolare - continuano a rappresentare gli USA come solidi alleati e affidabili partner con cui condivideremmo una comune visione di un assetto mondiale fatto di regole e valori che riassumiamo nell’espressione Occidente.
Mentre continuiamo a evocare lo spirito dell’Occidente sappiamo benissimo che questo si è dissolto: America First rifiuta vincoli ideologici con le democrazie liberali e dichiara apertamente nella dottrina espressa con la National Security Strategy 2025 che i suoi partner d’elezione sono le forze politiche ultranazionaliste: l’estrema destra che vuole dissolvere l’Unione Europea (obiettivo questo apertamente condiviso con l’Amministrazione Trump).
I Governi europei sanno benissimo che questa è la reale posizione della Presidenza USA, ma non possono far precipitare la crisi con una esplicita rottura. Già Trump ha ripetutamente dichiarato che quella in Ucraina non è la sua guerra e l’appoggio dato al Cremlino è quanto mai imbarazzante perché si possa perdere del tutto il sostegno americano; sostegno che in questo conflitto rimane rilevante, soprattutto nel decisivo campo dell’intelligence.
L’intera struttura della NATO sta già scricchiolando sotto le torsioni imposte da Trump, prima imponendo un sostanzioso aumento del contributo finanziario al mantenimento dell’apparato di deterrenza comune, poi con l’aggressiva rivendicazione della proprietà della Groenlandia, in aperta contrapposizione con un altro Paese NATO quale la Danimarca, e con l’Unione Europea che vede indirettamente minacciata la propria sovranità.
Se non bastasse, c’è la disinvoltura con cui Trump maneggia la clava dei dazi, immediatamente evocati appena alcuni Paesi europei si sono apertamente schierati contro le pretese coloniali USA sulla Groenlandia, con il simbolico invio di una missione militare nell’isola. Infine, last but not least, c’è la dipendenza europea dal gas americano. [...]
L'ARTICOLO COMPLETO È DISPONIBILE PER GLI ABBONATI ALLA RIVISTA
© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA
|
|