Se i brevetti sono il termometro della capacità di innovazione di un Paese, qual è lo stato di salute dell’Europa che innova?
Nuova Energia lo ha chiesto a Roberta Romano Goetsch, Chief Sustainability Officer dello European Patent Office, l’Ufficio europeo dei brevetti. Dalle risposte articolate, una nota è dominante: la positività
Termometro della capacità di innovazione di un Paese, strumento di condivisione del sapere, mezzo per attrarre capitali e rafforzare credibilità, i brevetti rappresentano un investimento strategico per le imprese, con benefici a cascata: migliori salari, più partnership, maggiore competitività a lungo termine. Ma se i brevetti sono bussola del viaggio nell’innovazione, qual è lo stato di salute dell’Europa che innova?
Nuova Energia lo ha chiesto a Roberta Romano Goetsch, Chief Sustainability Officer dello European Patent Office, l’Ufficio europeo dei brevetti. Dalle risposte ampie e articolate - difficili da riassumere in poche righe - spicca una nota dominante: la positività. L’Europa che innova è solida e rimane un riferimento in diversi settori tecnologici strategici. Ma la ricerca è un viaggio complesso, in cui coraggio e perseveranza spesso sono premiati. E se a dirlo è una scienziata con 30 anni di prestigiosa carriera internazionale, auspichiamo sia d’ispirazione.
Partiamo dalle basi: che cos’è l’European Patent Office e qual è il suo ruolo nell’ecosistema europeo dell’innovazione?
L’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) è un’organizzazione intergovernativa, l’organo esecutivo dell’Organizzazione Europea dei Brevetti, istituito nel 1977 sulla base della Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE). Il nostro compito consiste nell’esame delle domande e nella concessione dei brevetti europei tramite un’unica procedura di deposito centralizzata. La protezione del Brevetto Europeo si estende a 46 Paesi: 39 europei - tra cui tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea - e quattro non europei. Questa procedura unica riduce notevolmente la complessità giuridica e i costi di concessione di un brevetto.
Possiamo dunque definire l’EPO un attore chiave dell’ecosistema dell’innovazione?
Sì, perché il nostro ruolo va ben oltre la concessione dei brevetti. Rendiamo accessibile al mondo intero un’enorme quantità di conoscenza tecnica.
Ogni brevetto pubblicato diventa un tassello di un patrimonio informativo unico, una fonte aperta di sapere che può essere studiata, riutilizzata e trasformata in nuove idee. Attraverso le nostre banche dati, gli studi economici, la European Patent Academy e le iniziative di cooperazione, trasformiamo questa ricchezza di informazioni in insight utili e affidabili. Così aiutiamo ricercatori, policy maker e imprese a comprendere le tecnologie emergenti, individuare opportunità e prendere decisioni strategiche più consapevoli.
Come funziona in concreto il processo di esame di un brevetto?
All’EPO, l’esame dei brevetti è un processo rigoroso, trasparente e strutturato.
È pensato per offrire risultati giuridicamente solidi, coerenti e nei tempi previsti. Ogni domanda segue una procedura articolata, che unisce una valutazione legale stringente a un quadro procedurale chiaro, supportato dalle Linee Guida dell’EPO (che sono pubbliche e accessibili a chiunque).
Tutto inizia con l’attribuzione della data di deposito e con l’esame delle formalità. Poi segue la fase di ricerca: gli esaminatori individuano lo stato dell’arte rilevante e formulano una opinione scritta sulla patentabilità che aiuta il richiedente a comprendere i punti di forza della propria invenzione.
In seguito, la Divisione d’Esame esamina la conformità della domanda ai requisiti della CBE, basandosi su quattro criteri fondamentali: ammissibilità, novità, attività inventiva e applicabilità industriale.
Come riuscite a integrare la qualità in ogni fase?
Monitoriamo costantemente accuratezza giuridica, correttezza procedurale e rispetto delle tempistiche. Revisioni interne, audit e meccanismi di feedback degli utenti - tutti parte del nostro sistema di gestione della qualità - garantiscono un processo rigoroso e in continuo miglioramento.
I tempi sono monitorati e pubblicati: i rapporti di ricerca sono generalmente emessi entro sei mesi, l’esame sostanziale richiede in media circa 25 mesi e l’intero iter fino alla concessione dura tipicamente tra tre e cinque anni. La trasparenza è assicurata tramite accesso aperto alle Linee Guida dell’EPO, la pubblicazione di tutte le comunicazioni rilevanti nel Registro dei Brevetti Europei e la possibilità di osservazioni da parte di terzi.
Il risultato è una procedura tecnicamente approfondita, chiara nei suoi criteri, prevedibile nelle tempistiche e pienamente allineata all’impegno dell’EPO: fornire brevetti di alta qualità a sostegno dell’ecosistema europeo dell’innovazione.
In un mondo in cui i dati sono aperti e la conoscenza circola liberamente, i brevetti sono ancora strumenti di knowledge sharing? Rimangono un indicatore importante per valutare le traiettorie dell’innovazione di un Paese?
Assolutamente sì! I brevetti restano uno degli strumenti più potenti di condivisione del sapere. Ogni pubblicazione brevettuale è, di fatto, un progetto tecnico dettagliato, un manuale d’innovazione liberamente accessibile a chiunque.
Questo è il principio fondamentale del sistema: divulgare integralmente la propria invenzione e ottenere in cambio un diritto esclusivo limitato nel tempo. La società beneficia delle conoscenze acquisite e gli innovatori possono accedere più facilmente a finanziamenti.
Le nuove piattaforme tecnologiche tematiche rendono ancora più immediato individuare dove la tecnologia sta accelerando e quali soluzioni stanno maturando. Per questo, trend e statistiche sui brevetti rimangono tra gli indicatori più affidabili per valutare le traiettorie dell’innovazione di un Paese. [...]
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