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Quando l’ONU affidò a una donna il compito di salvare il pianeta Stampa E-mail

Quando l’ONU affidò a una donna
il compito di salvare il pianeta

di Igor Allievi


Il concetto di sviluppo sostenibile nasce nel 1987. Dietro questa formula che ancora oggi guida le politiche ambientali c’è una storia di incontri e di visione globale. La genesi del Rapporto Brundtland (Our Common Future): il contesto, il processo che ha portato alla presentazione, gli esiti operativi

Era il 1987. Pieno Medioevo, secondo il mio portinaio - classe 1990 - con cui conversavo stamattina, tentando di raccontare senza successo la nascita del concetto di sviluppo sostenibile. La definizione compare per la prima volta nel Rapporto della Commissione ONU Ambiente e Sviluppo dal titolo Our common future (Il futuro di tutti noi), più noto come Rapporto Brundtland: analisi e proposte che hanno tracciato le linee guida per lo sviluppo sostenibile e che sono valide ancora oggi, a distanza di 38 anni.
Ma chi è Gro Harlem Brundtland e perché l’ONU la sceglie come presidente della World Commission on Environment and Development?

Chi ha dato il nome alla sostenibilità?
Nata a Oslo nel 1939, medico di formazione con specializzazione in sanità pubblica ad Harvard, Gro Harlem Brundtland è una figura politica di primo piano in Norvegia. Non parte da zero - il padre, Gudmund Harlem, era medico e ministro norvegese - ma sa mettere a frutto in massimo grado lo status di figlia d’arte e i talenti ricevuti.

È ministro dell’Ambiente dal 1974 al 1979, in un tempo in cui l’ecologia era parola ancora marginale nei palazzi delle istituzioni. Nel 1981 diventa la prima donna a guidare il governo norvegese, e lo farà per tre mandati: nel 1981, dal 1986 al 1989 e dal 1990 al 1996. È rimasta celebre per aver nominato 8 donne su 18 ministri nel suo primo Gabinetto; un gesto rivoluzionario per l’epoca.

Nel 1983, l’ONU le affida la guida della World Commission on Environment and Development (WCED). Non è un incarico tecnico, ma politico e visionario: serve qualcuno capace di tenere insieme scienza, diplomazia e giustizia sociale. Brundtland accetta, e inizia un lavoro titanico: oltre 500 incontri in tutto il mondo, con governi, ONG, imprese, comunità locali.

Il risultato è, appunto, Our Common Future, presentato al mondo il 27 aprile 1987 a Londra, e poi formalmente adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU. È qui che compare, per la prima volta, la definizione di sviluppo sostenibile: «Humanity has the ability to make development sustainable to ensure that it meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs».

Il rapporto non è solo una dichiarazione d’intenti: analizza i nodi globali (energia, industria, popolazione, ecosistemi, economia), propone una visione integrata, dove ambiente, equità e crescita non siano in conflitto.

Nota per il suo stile sobrio e diretto (e per una passione mai nascosta per le camminate in montagna, che considera una forma di meditazione attiva), Gro Harlem Brundtland ha saputo trasformare la parola ‘ambiente’ da questione tecnica a imperativo politico.
Ancora oggi, a 86 anni, la sua voce è ascoltata con rispetto nei consessi internazionali: fa parte del gruppo The Elders, fondato da Nelson Mandela, che riunisce ex leader mondiali per promuovere pace, diritti umani e giustizia climatica. Partecipa a conferenze, soprattutto in ambito ONU e UE, come consigliera senior su temi di salute e sostenibilità, ribadendo la necessità di legare transizione ecologica e giustizia sociale e cercando di conciliare ancora oggi, nel pieno della crisi climatica, crescita e responsabilità [...]

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