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Dungeons & Draghi: quando la transizione diventa un gioco di ruolo |
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Dungeons & Draghi: quando la transizione diventa un gioco di ruolo
di Lorenzo Parola

Estendere d’imperio CfD e PPA a tutti gli impianti rinnovabili (e in prospettiva nucleari), inclusi quelli già operativi, è un’idea accattivante ma che rischia di rivelarsi più un esercizio retorico che una soluzione concreta.
L’obiettivo dichiarato - ridurre la volatilità e disaccoppiare le rinnovabili dal prezzo termoelettrico - è forse condivisibile all’interno di un trend politico-economico in cui parole come profitto e speculazione sono diventate i nuovi arci-peccati. Ma la proposta, nei fatti, resta vaga.
Chi sarebbe l’offtaker? Quali le garanzie a presidio del rischio controparte? Chi assume il rischio profilo di impianti per loro natura intermittenti? E soprattutto, quale meccanismo di determinazione del prezzo per impianti diversissimi per tecnologia, LCOE, valore contabile residuo e struttura del capitale?
I CfD sono già oggi la forma principe di incentivazione pubblica prevista dal Regolamento (UE) 2019/943 e ben conosciuti in Italia nei vari decreti FER. I PPA, a loro volta, si sono affermati come utile strumento di mercato: dalle big tech (che prediligono quelli virtuali) alla GDO (si pensi ai casi Pam e Selex), molte imprese li utilizzano per garantirsi energia verde e certezza dei costi.
In entrambi i casi, la forza di questi strumenti sta nella volontarietà e nella flessibilità contrattuale. Rendere CfD e PPA obbligatori o, peggio, retroattivi introdurrebbe una logica dirigista e distorsiva, in rotta di collisione con la libertà d’impresa e tutela dell’affidamento, principi lampanti nei Trattati europei.
Limiterebbe la libertà degli operatori di scegliere se vendere sul mercato spot o con contratti a breve - i cosiddetti route to market - , soluzione spesso essenziale in attesa di un finanziamento. Stravolgerebbe i modelli finanziari su cui le banche hanno erogato il credito. L’obbligatorietà sottrarrebbe, inoltre, liquidità ai mercati e ridurrebbe la trasparenza dei prezzi, con effetti opposti a quelli desiderati.
Stabilizzare i costi dell’energia è un obiettivo legittimo, ma non si ottiene per decreto - come la sterile esperienza del price cap sul gas ha già dimostrato.
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