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Europa lenta, piccola e timida sull’IA. Serve velocità, scala, intensità Stampa E-mail

Europa lenta, piccola e timida sull’IA.
Serve velocità, scala, intensità

di Stefano da Empoli


Velocità, scala e intensità sono tre elementi chiave che, secondo Draghi, l’Europa dovrebbe possedere per emergere nella sfida competitiva con USA e Cina ma che sono al momento tutti e tre assenti o quantomeno carenti sul fronte dell’intelligenza artificiale (IA).

Sul piano della velocità, basti dire che dopo la Strategia UE del 2018 incentrata su due pilastri - regole e investimenti - ci siamo focalizzati quasi esclusivamente sulle prime, perdendo di vista i secondi. La Strategia europea dei dati, formulata a febbraio 2020 e che avrebbe dovuto creare piattaforme settoriali a supporto degli sviluppatori dell’IA, a quasi sei anni di distanza ha prodotto soprattutto migliaia di pagine di nuova regolamentazione.

I più recenti documenti di policy della Commissione non invertono questo trend, anche a causa della limitatezza delle risorse - appena un miliardo di euro per la Strategia Apply AI citata da Draghi come uno dei grandi snodi nelle ambizioni UE. Ma anche quando le risorse vengono messe sul piatto - come nella Strategia AI nella Scienza - si rinuncia alla scala, archiviando la proposta di un CERN per l’IA a favore di una rete decentrata e virtuale.

Eppure non c’è ambito migliore della ricerca dove concentrare le risorse anziché frammentarle, come giustamente consiglia Draghi, per raggiungere quella massa critica necessaria per competere a livello internazionale. Allo stesso modo, pesa ancora l’assenza di un DARPA europeo in grado di promuovere l’innovazione radicale senza troppi lacci burocratici e con la dovuta scala e velocità.

D’altronde Draghi non si fa troppe illusioni, né sul 28° regime né sul Fondo Scaleup che saranno definiti a breve dalla Commissione e per i quali è possibile (se non probabile) che l’intensità del cambiamento prodotto non sarà quella necessaria.

E allora, al momento l’elemento più concreto che esce dal discorso di Draghi è lo stop the clock rispetto alle prossime scadenze dell’AI Act, che riguarderanno in particolare gli usi ad alto rischio. Forse un po’ poco a fronte di tutto quello che si potrebbe fare e non si sta facendo a causa dell’ordine sparso degli Stati Membri e con una Commissione troppo pavida per esercitare una leadership efficace.

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