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Obiettivi chiari, percorso incerto: dove inciampa la transizione italiana Stampa E-mail

Obiettivi chiari, percorso incerto: 
dove inciampa la transizione italiana

di Roberto Napoli, professore emerito di Sistemi Elettrici Politecnico di Torino e Consigliere Ordine Ingegneri Provincia di Torino


La transizione energetica non può essere letta solo in chiave finanziaria. Serve uno sguardo più ampio, capace di cogliere le interazioni socioeconomiche tra infrastrutture, persone e territori. Etica, inclusività e partecipazione non sono accessori, ma leve per il cambiamento

La transizione energetica italiana annaspa. Dove sbagliamo? 
A livello di principio, le scelte sono chiare, condivisibili e quasi ovvie: favorire la produzione da rinnovabili (eolico e fotovoltaico), reintrodurre il nucleare e riaggiustare i meccanismi fiscali che portano alla formazione del prezzo che compare sulle nostre bollette energetiche. 

Sono scelte in linea con le tendenze globali. Il 2024 è considerato l’anno nel quale è veramente iniziata la transizione energetica mondiale; un processo destinato ad accelerare. Paradossalmente, le emissioni inquinanti hanno contemporaneamente raggiunto il picco; un andamento destinato a scendere.
Lo sviluppo delle rinnovabili appare inarrestabile, più per convenienza economica che per preoccupazioni ambientali. 

Per un tentativo di confronto dei costi, conviene fare riferimento al costo medio livellato (LCOE - Levelized Cost Of Energy), ossia quanto occorre per produrre 1 MWh di energia elettrica durante tutto il ciclo di vita, tenendo conto di tutti i costi (investimento, manutenzione, smantellamento, produzione attesa, combustibile, eccetera). 

Secondo quanto contenuto nell’Energy Transition Outlook 2024 di DNV (uno dei principali enti globali nel campo della certificazione, gestione del rischio e consulenza tecnica), le rinnovabili (fotovoltaico in primis) sono oggi più competitive delle fonti fossili in molte regioni del mondo, anche senza incentivi. Per il solare fotovoltaico utility scale, l’LCOE è sceso a circa 34 dollari/MWh. La discesa dei costi delle batterie (-14 per cento nel 2023) sta rendendo più accessibile il solare abbinato a storage, combinazione sempre più utilizzata (LCOE a circa 66 dollari/MWh). 

L’eolico onshore ha un LCOE pari a 49 dollari/ MWh. Decisamente più alti sono gli LCOE per la generazione da carbone (70-160 dollari/MWh), da petrolio, sempre meno utilizzato per la generazione elettrica (>100 dollari/MWh), e da gas a ciclo combinato (45-108 dollari/MWh), che resta una fonte ponte, ma con prospettive di riduzione nel lungo termine. 

I dati economici sono sempre alquanto ballerini, diversi da report a report. Il trend è tuttavia chiarissimo. A parte quindi ogni altra considerazione geopolitica (indipendenza energetica, disponibilità delle fonti, sostenibilità ambientale), le rinnovabili ormai sono diventate la scelta economica vincente, sempre più accompagnata da sistemi di accumulo. 

Il nucleare vive la sua stagione di speranze, grazie ai piccoli reattori modulari SMR (Small Modular Reactor). La TeraPower di Bill Gates (reattori raffreddati a sodio liquido integrato con sistemi di accumulo a sali fusi) e la NuScale Power (reattori ad acqua leggera con raffreddamento a convezione naturale) prevedono installazioni sperimentali entro il 2026 e operatività commerciale entro il 2030. Per l’originariamente italica NewCleo (reattori raffreddati a piombo liquido) sono previsti tempi più lunghi. L’opzione nucleare rimane comunque pressoché imprescindibile. 

Le scelte italiane di principio sono quindi perfettamente in linea con il panorama sopra delineato. Ma allora, cosa non funziona? Abbiamo una bussola che punta agli obiettivi. Ci stiamo però muovendo su una strada alquanto dissestata. Non basta ragionare solo in termini finanziari. Bisogna anche tenere conto delle interazioni socioeconomiche fra l’uomo e le infrastrutture, senza trascurare etica e inclusività. 

La transizione passa per l’attivo coinvolgimento dei cittadini. Ogni soluzione tecnica o commerciale dovrebbe partire da una chiara visione dei diritti dei cittadini-consumatori. [...]

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