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Stoccaggio energetico UK, esame di maturità |
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Stoccaggio energetico UK,
esame di maturità
di Alfredo Billetti

Gli impatti ambientali di sei diverse tecnologie di storage a confronto in un report dell’Environment Agency britannica. Interessante lo scorcio sugli aspetti di accettabilità sociale degli impianti. In un ipotetico esame di maturità net-zero, nessun sistema di accumulo è promosso a pieni voti
Con piglio pratico e trattazione lineare tipicamente anglosassone, il report uscito a marzo 2025 a cura del Chief Scientist’s Group dell’Agenzia per l’Ambiente UK (Net zero - Environmental implications of energy storage technologies) si apre su alcuni punti fermi. Il Regno Unito si è formalmente impegnato a raggiungere il net zero entro il 2050 e l’impegno è vincolante. Fondamentale l’incremento nelle rinnovabili, ma rischia di non bastare senza un analogo aumento nella capacità di storage.
E per raggiungere gli obiettivi di stoccaggio, non si può escludere nessuna carta dal mazzo. Al vaglio, sei candidati tecnologici: idrogeno, ammoniaca, aria compressa, pompaggio idroelettrico sotterraneo, accumulo termico, batterie. Il report ne illustra le traiettorie di sviluppo in UK, il ruolo nel percorso verso la neutralità carbonica, ma soprattutto - punto chiave che presta il titolo al documento - le implicazioni a livello ambientale.
Idrogeno
Dopo breve introduzione sul ruolo del vettore in relazione agli sforzi di decarbonizzazione, si passa al cuore della questione con una premessa lapidaria: al netto dell’importanza dell’H2 nel panorama net zero, il suo stoccaggio risulta problematico (specialmente se su larga scala) e richiede sostanziosi investimenti in infrastrutture e gestione dei rischi. Le opzioni per l’idrogeno sono distinte nelle due macrocategorie fuori terra e sotterranee.
Tra le tipologie di stoccaggio di superficie, la più classica è sotto forma di gas compresso, in serbatoio o bombola di materiale diverso, la cui scelta dipende da capacità e pressione. Lo stoccaggio in forma liquida si ottiene con l’utilizzo di agenti criogenici in grado di liquefare l’H2 portandolo a -253 °C, dopo diversi passaggi di compressione e raffreddamento. Gli idruri metallici sono composti in cui l’idrogeno rimane legato a metalli con i quali reagisce.
Le molecole di H2 rimangono stabili e possono essere rimosse dal composto al bisogno, in quanto la reazione è reversibile. Considerata più sicura rispetto alla compressione, questa soluzione presenta anche maggiore efficienza volumetrica. L’idrogeno si può stoccare anche mediante vettori organici liquidi (LHOC), attualmente in uso per lo storage di grandi quantità di H2 e per il trasporto. L’ultima soluzione fuori terra è quella dell’adsorbimento fisico dell’H2 da parte di materiali nanoporosi come la zeolite, i MOF (reticoli metallorganici) o i carboni attivi. L’idrogeno si deposita in monostrato su un’ampia superficie di materiale e viene poi rimosso a pressioni inferiori e riconvertito in forma gassosa.
Passando alle soluzioni sotterranee, in cima all’elenco si piazza lo stoccaggio in caverne. Iniettando acqua dolce nelle formazioni saline del sottosuolo, dallo scioglimento dei minerali si ottengono spaziose cavità in cui stoccare ingenti quantità di idrogeno in alta pressione, riducendo quindi il bisogno di comprimerlo ulteriormente. In teoria resta praticamente sigillato nel deposito, offrendo ottime garanzie di contenimento. Altra opzione è l’iniezione dell’idrogeno nelle falde acquifere [...].
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