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Energia in orbita: passeggiata nell’economia spaziale Stampa E-mail

Energia in orbita: passeggiata
nell’economia spaziale)

di Alessandro D’Amato, I-Com


Il valore globale della space economy è in crescita. Nel 2024 si è attestato intorno ai 600 miliardi di dollari, registrando un incremento del 17 per cento rispetto al 2023. Tuttavia, il potenziale dello spazio è ancora poco utilizzato, in particolare a livello europeo. Alcuni numeri

La vita sulla Terra è da tempo strettamente correlata alla resilienza di molte infrastrutture che si trovano nello spazio. Come noto, i satelliti consentono le comunicazioni in tempo reale, il timing delle transazioni bancarie e finanziarie, la navigazione satellitare e la geolocalizzazione, il monitoraggio della superficie per le previsioni meteorologiche e per gli impatti dei cambiamenti climatici, il trasferimento di dati e la fornitura di servizi ai consumatori, nonché diverse attività di competenza degli Stati per garantire la sicurezza nazionale e la difesa. Tuttavia, il potenziale strategico dello spazio è ancora scarsamente utilizzato, in particolar modo a livello europeo. 

Gli ultimi dati contenuti nello Space Economy Report di Novaspace (società di consulenza nel settore spaziale) mostrano come il valore globale della space economy si sia attestato a 596 miliardi di dollari nel 2024, registrando un incremento del 17 per cento rispetto al 2023, anno in cui il settore ha toccato i 509 miliardi di dollari. La quota comprende i contratti stipulati da attori governativi, militari e commerciali (il mercato spaziale vale 224 miliardi di dollari), nonché i servizi e le applicazioni che si basano sulle infrastrutture spaziali (soluzioni abilitate, 308 miliardi), oltre ad attività governative non contrattualizzate (ovvero, costi interni delle Agenzie spaziali o programmi di R&S non contrattualizzati con l’industria, pari a 64 miliardi di dollari). 

In merito alle principali applicazioni, la comunicazione satellitare - che supera di gran lunga le altre categorie considerate - occupa la prima posizione con il 52 per cento del mercato spaziale a livello globale, seguita a distanza dall’osservazione della Terra (6,8 per cento) e dalla navigazione satellitare (6,3 per cento). 

Quanto alla distribuzione geografica del mercato, l’Europa consolida la terza posizione con 38 miliardi di dollari, poco più del 17 per cento del totale considerato (-3 per cento su base annua), preceduta da Asia e Oceania con 45 miliardi di dollari (20,5 per cento del totale e -4 per cento rispetto al 2023) e dal Nord America, che intercetta 151 miliardi di dollari (il 33,1 per cento del totale, con un incremento del 6 per cento su base annua). Fuori da questo podio virtuale, le altre quattro regioni considerate (America Latina, Medio Oriente e Africa, Russia e CSI, alcune isole indipendenti nell’Oceano Pacifico e Indiano) occupano complessivamente una quota del 23,1 per cento (+2,4 per cento sul 2023). 


L’Italia nel contesto globale 
L’Italia vanta una lunga tradizione nelle attività spaziali. Siamo stati tra i primi al mondo a lanciare e a far operare in orbita infrastrutture satellitari, siamo tra i membri fondatori dell’ESA (il nostro è attualmente il terzo Paese contribuente), oltre a essere tra i nove Stati a livello globale che si sono dotati di un’Agenzia spaziale a cui è destinato un budget che supera il miliardo di dollari. Il ruolo riconosciuto allo spazio in ambito nazionale si rivede peraltro nei fondi dedicati nel PNRR (Missione 1, Componente 2, Investimento 4.1 - Tecnologia satellitare ed economia spaziale), ossia poco meno di 2,3 miliardi di euro fino al 2026. [...]

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