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Data center e Big Tech: la banana e i colossi (dai piedi d’argilla)nde del mondo Stampa E-mail

Data center e Big Tech: la banana
e i colossi (dai piedi d’argilla)

di Carolina Gambino


Cresce l’utilizzo di intelligenza artificiale e cloud computing e i colossi del Big Tech invadono le piccole cittadine USA in cerca dei siti ideali per i propri data center. Gli Stati sgomitano per offrire gli incentivi migliori, le aziende fanno grandi promesse alle comunità, ma il bilancio tra dare e avere non sempre quadra

Probabilmente le cittadine di Chesterton, in Indiana, e Peculiar, nel Missouri, avrebbero potuto continuare a ignorare la reciproca esistenza, non fosse stato per una grossa scatola di cartone. Il giorno in cui lo scatolone viene consegnato alla signora Reigel, intraprendente insegnante di matematica in pensione, è anche quello in cui la signora scopre che il contenuto della spedizione ormai non le serve più, come racconta il Washington Post.

Dentro ci sono i 200 cartelli stampati con la scritta “NO DATA CENTER” che aveva ordinato qualche tempo prima, destinati a tutti i membri del comitato di Chesterton, da lei creato per opporsi al progetto di costruzione di un gigantesco data center nella piccola cittadina americana (neanche 15.000 abitanti nel 2020). I cartelli, la signora, non li spacchetta nemmeno. La battaglia è già vinta, lo sviluppatore batte in ritirata: il data center non si farà.

Idealista a sufficienza da aver creduto di potercela fare, ma abbastanza realista da sapere che una battaglia non è la guerra, l’ex professoressa festeggia, poi prende lo scatolone e lo rispedisce. Non al mittente, ma a Peculiar, cittadina del Missouri che di residenti ne ha ancor meno, circa 5.500. Lì, ha scoperto, lo sviluppatore è diverso, ma si combatte sullo stesso fronte. I suoi 200 cartelli saranno un contributo alla causa comune. Anche a Peculiar, a ottobre 2024 - qualche mese dopo l’invio del pacco - il progetto del data center viene dichiarato «morto e sepolto» dalle autorità locali. Alla notizia, la Reigel si rallegra pubblicamente, forse pure compiaciuta; i suoi cartelli un po’ di fortuna devono pur averla portata.

Il filo che lega le due quiete cittadine è di fatto un lungo gomitolo che si srotola da Fort Worth, Texas, alla Contea di Fayette in Georgia, passando per la Virginia Settentrionale, la Carolina del Sud e l’Ohio, man mano che i progetti di costruzione di nuovi data center spuntano come funghi in tutti gli USA.

Come sia la vita accanto a uno di questi giganti macina-dati, qualcuno si limita a immaginarlo; qualcun altro, come la signora Gina Burgess, decide di andare a vederlo di persona guidando per oltre 250 km dall’Indiana all’Ohio. Il suo video finisce online insieme a quelli di Chad Buck, imprenditore edile e agente immobiliare di Peculiar, partito in direzione Nebraska per visitare i data center di Google e Meta, e trovatosi di fronte a «un mare di tralicci, infrastrutture e cabine elettriche».

Preoccupato per la svalutazione degli immobili della propria bucolica cittadina, Buck lancia una pagina Facebook dedicata. L’effetto è massiccio: le immagini raccolte «aprono gli occhi» ai cittadini di Peculiar e dei molti altri piccoli centri assaltati dagli sviluppatori di data center. Buck riesce a convincere anche di chi era inizialmente favorevole al progetto. Una volta realizzati, visti da fuori i data center sono simili a «un carcere di massima sicurezza»; non proprio lo sfondo ideale per le costose ville di un quartiere residenziale.

Per l’uomo della strada non è solo l’estetica che è difficile da digerire. La guerra ai data center si combatte «una cittadina alla volta», titola il Washington Post, in un dispiegamento di forze che sembra impari.


Campi da football cercasi… (13 alla volta)
Ad aprile 2025 il World Economic Forum parla ormai di corsa all’oro, rastrellando dati sulla crescita del comparto - quelli sul valore complessivo glieli presta Fortune. L’industria globale dell’elaborazione dati ha toccato i 243 miliardi di dollari nel 2024 e si parla di un salto di oltre il doppio - 584 miliardi - al 2032. PwC stima che il mondo sia disposto ad investire nella creazione di centri per l’elaborazione dati fino a 1 trilione di dollari entro il 2027.

Il ritmo di crescita lo dettano Amazon, Google, Microsoft, e Meta, che insieme contribuiscono a raddoppiare ogni cinque anni il numero totale di megacentri - i cosiddetti hyperscalers, grandi più o meno come 13 campi da football. I tempi in cui i giganti di internet potevano elaborare e conservare dati in sede, in stanzini climatizzati inizialmente non più grandi di un ripostiglio per scope, sono decisamente finiti. La miccia di Chat GPT, accesa nel 2022, ha fatto letteralmente esplodere il settore. Serve spazio, parecchio, subito, possibilmente a buon mercato. Come spesso accade, la fame dei tech giants si sposa con la sete di risorse dei piccoli centri. [...]

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