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Ascesa alla transizione: abbiamo un piano? |
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Ascesa alla transizione: abbiamo un piano?
di Paola Sesti

La transizione energetica - il passaggio da una generazione dell’energia da fonti fossili a una produzione decarbonizzata - è sicuramente un percorso in salita. Come vogliamo raggiungere la cima? Abbiamo un piano per arrivare all’ultimo piano? Alcune (modeste) proposte
Tutti i processi trasformativi, così come i cambiamenti epocali, se non partono dal basso possono essere destinati al fallimento. E la transizione energetica - il passaggio da una generazione dell’elettricità da fonti fossili (petrolio, carbone, gas) a una produzione decarbonizzata (rinnovabili, biogas, nucleare) - è sicuramente un processo trasformativo, un percorso in salita; una ascesa.
Visti i miei precedenti, non resisto al richiamo a un’altra ascesa: quella di Francesco Petrarca al Monte Ventoso, riportato nella lettera forse più famosa dell’epistolario petrarchesco. Il racconto della salita sul Mont Ventoux, in Provenza, in compagnia del fratello Gherardo, porta la data del 26 aprile 1336, venerdì Santo che precede la domenica della Pasqua di Resurrezione. La scelta della data è simbolica, dal momento che conosciamo bene il significato di quel venerdì che il cristianesimo ritiene sia stato quello della Crocifissione.
Ma anche il non cristiano lo conosce. Conosce - per dirlo con parole di George Steiner «l’ingiustizia, la sofferenza, lo spreco, che rappresentano una parte così vasta non soltanto della condizione umana, ma della trama quotidiana delle nostre vite individuali». Sappiamo anche cosa sia la domenica: il traguardo raggiunto, la cima desiderata. La concepiamo come il giorno della liberazione dall’inumanità e speriamo in soluzioni salvifiche - scientifiche o tecnologiche, terapeutiche o politiche, sociali o messianiche - che ci portino alla meta senza fatica o sacrificio. Ma a noi spetta il lungo viaggio del sabato.
Noi scalatori della decarbonizzazione ci siamo illusi che la transizione fosse lieve e che durasse il tempo di un teletrasporto in Star Treck. Avremmo dovuto essere più accorti e rileggere il Petrarca arrancante (Francesco, mentre il fratello Gherardo procede leggero, sicuro e diritto: avrà avuto cromosomi cinesi?).
«Mi arrampicavo per la montagna con passo più faticoso, mentre mio fratello, per una scorciatoia lungo il crinale del monte, saliva sempre più in alto. Io, più fiacco, scendevo giù, e a lui che mi richiamava e mi indicava il cammino più diritto, rispondevo che speravo di trovare un sentiero più agevole dall’altra parte del monte e che non mi dispiaceva di fare una strada più lunga, ma più piana. Pretendevo così di scusare la mia pigrizia e mentre i miei compagni erano già in alto, io vagavo tra le valli, senza scorgere da nessuna parte un sentiero più dolce; la via, invece, cresceva, e l’inutile fatica mi stancava».
Ritornando alla transizione energetica, come vogliamo raggiungere la cima del net zero al 2050? Abbiamo un piano per arrivare all’ultimo piano? Scale o ascensore? E che sia muscolare (prendiamo le scale) o elettrica (se l’ascensore non è in perenne out of order come in The Big Bang Theory), l’energia necessaria per arrivare al traguardo qualcuno la deve mettere. Non è poca, e da qualcuno va pagata. [...]
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