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Povertà energetica e inclusione:
le CER per una transizione equa
di Gabriella De Maio

Nell’ambito delle politiche europee volte a contrastare il cambiamento climatico, le comunità energetiche rinnovabili possono (anche) contribuire a contrastare la povertà energetica all’interno dell’attuale fase di transizione? In un libro, alcune risposte (e proposte)
Il momento storico che stiamo attraversando - in cui vi è un’impellente urgenza di attuare politiche di contrasto al cambiamento climatico e di gestire gli effetti sociali ed economici prodotti dalle crisi internazionali - richiede scelte lungimiranti, specie nell’attuazione del processo di transizione energetica.
Il passaggio ad un sistema carbon neutral, infatti, comporta profonde modifiche strutturali dei modelli d’impresa e delle competenze, e ha un costo che può avere un impatto negativo sui cittadini, in funzione della situazione sociale e geografica, soprattutto sulle fasce della società a basso reddito maggiormente esposte agli effetti nocivi dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale.
L’impatto di condizioni meteorologiche estreme è infatti particolarmente pericoloso per i segmenti più fragili della popolazione, come i bambini e gli anziani, in quanto temperature estreme - troppo calde o troppo fredde - hanno potenziali effetti acuti sulla salute umana con un aumento di patologie e morbilità. Inoltre, l’accesso insufficiente ai servizi essenziali, come un adeguato livello di calore e raffrescamento, illuminazione ed energia, non solo impedisce di soddisfare i bisogni umani più essenziali, ma anche di superare la disuguaglianza sociale.
Il perimetro che racchiude la fascia di popolazione in condizioni di povertà energetica, inoltre, varia in relazione ai parametri scelti per tracciarlo. Le difficoltà di inquadramento sono già nella individuazione di coloro che sono poveri energetici in quanto, nel lessico comune, di solito sono considerati tali coloro che non hanno accesso o connessione al mercato, o sono così poveri da non potersi permettere di partecipare ad esso.
Mentre la vulnerabilità energetica dei consumatori riguarda coloro che hanno pieno accesso e partecipano al mercato dell’energia, ma patiscono la mancanza di servizi energetici adeguati. Una delle prime questioni da affrontare è l’armonizzazione del linguaggio, in quanto nei Paesi in via di sviluppo sarebbe più opportuno parlare di mancato accesso all’energia, distinguendo questa situazione da quella dei Paesi sviluppati. In quest’ultimo caso, infatti, la povertà energetica è un fenomeno connesso all’accessibilità economica ad un pacchetto minimo di servizi energetici (che includa illuminazione, cucina, riscaldamento e raffreddamento) e, quindi, si traduce in una vulnerabilità economica. L’assenza, a livello internazionale ed europeo, di una definizione comune di povertà energetica ha reso, dunque, difficile stabilire un approccio condiviso.
A ciò va aggiunto che, fin dalle sue origini, il dibattito europeo sulla povertà energetica si è concentrato essenzialmente sul consumo di energia domestica, escludendo analoghe problematiche legate al consumo energetico nell’ambito della mobilità quotidiana. Tale visuale limitata è tuttavia sempre più difficile da giustificare se si tiene conto dell’importanza dei trasporti in termini di consumo energetico, emissioni inquinanti e spesa delle famiglie.
La mobilità quotidiana è infatti essenziale per l’accesso a servizi di base, all’impiego e a varie funzioni della vita sociale e dunque realizza una dimensione fondamentale per gli individui e la loro inclusione sociale, in modo analogo ai servizi energetici in ambito domestico. Il legame fra povertà energetica e trasporti è, dunque, un altro importante ambito di analisi e sviluppo di politiche, in vista degli obiettivi di decarbonizzazione sempre più ampi, specie in considerazione del trasferimento delle azioni di contrasto alla povertà energetica anche su scala regionale e urbana. [...]
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