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Auto elettrica: dove non può il mercato, arriva il bastone? |
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Auto elettrica: dove non può il mercato, perché dovrebbe arrivarci il bastone?
IL PUNTO DEL VICE - di Antonio Sileo

Le regole dell’Unione Europea spingono significativamente le auto elettriche, che però non sono acquistate con i ritmi previsti, necessari per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Quindi?
Le nebbie sull’intero settore automotive paiono lontane dal diradarsi. Mentre si discute se abbassare dal 25 al 15 per cento (in luogo del 2,5) le tariffe individuali aggiuntive (i dazi) previste dall’amministrazione Trump, l’incremento delle tariffe doganali sulle auto elettriche cinesi importate nell’UE è entrato in vigore il 3 aprile 2025. L’aumento varia a seconda del produttore: si va dal 7,8 per cento di Tesla (che produce anche in Germania) al 35,3 per cento di SAIC, e si somma al dazio standard del 10 per cento valido per tutte le vetture importate in UE, indipendentemente dall’alimentazione e dal Paese di provenienza.
Le tariffe doganali specificatamente incrementate nei confronti delle sempre più numerose case automobilistiche cinesi servono da un lato a dare il tempo ai costruttori dell’Unione Europea di adattarsi alla nuova concorrenza; dall’altro a spingere i cinesi a installare capacità produttiva nel Vecchio Continente.
La speranza è che si ripeta quanto visto con le case automobilistiche giapponesi prima e coreane poi. Un solo esempio: oggi Toyota - di gran lunga maggior produttore mondiale - vende molto in Europa, moltissimo in Italia, ma le Yaris europee (ad eccezione della sempre più sportiva e specialistica GR) sono prodotte dal 2001 nello stabilimento francese di Valenciennes. Lì, il 27 novembre 2024 si è festeggiata la cinque milionesima vettura prodotta (i 4 milioni sono stati raggiunti il 12 luglio 2020) e nel 2023 con 273.000 unità prodotte c’è stato il record di sempre anche tra i cinque stabilimenti di assemblaggio europei del colosso giapponese.
Questa volta, però, più che l’adattamento a nuovi temibili concorrenti, inquieta (sempre più) l’eccessivo condizionamento dell’offerta, su cui pure, sommessamente, aveva espresso preoccupazione chi scrive, proprio sin dalla prima uscita di questa rubrica. Le regole dell’Unione, infatti, spingono significativamente le auto elettriche, che però non sono acquistate con i ritmi previsti, necessari per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2).
Tanto che si è dovuti intervenire con un emendamento, così che i numeri ipotizzati per quest’anno sono stati spalmati sui prossimi due, fino al 2027, allontanando così lo spettro di sanzioni miliardarie e la scelta tra dover decidere di non produrre per non pagare le multe (perdendo così anche i clienti e con evidenti impatti occupazionali) o scegliere di produrre in perdita incorporando la multa, come spiegato nella rubrica precedente (Non si farà in tempo a sostituire le auto in circolazione, Nuova Energia 1-2025). I dati del primo semestre 2025 certificano l’inevitabilità di tale scelta [...].
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