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L’ombra lunga della maggior tutela Stampa E-mail

L’ombra lunga della maggior tutela

di Luca Lo Schiavo, Senior Regulatory Specialist di ERRA (Energy Regulators Regional Association) e Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni


Vendita di energia, il bilancio del primo anno di liberalizzazione è in chiaroscuro. Se i clienti sul mercato libero dichiarano un elevato grado di soddisfazione, restano da affrontare le condotte fraudolente di molti operatori. E talvolta i consumatori scelgono offerte più costose anche per la difficile comprensibilità delle bollette…

Il 1° luglio 2024 finiva la maggior tutela per i clienti domestici non vulnerabili. Ma la sua ombra continua a dominare le scelte dei consumatori di energia elettrica. È come se fosse finito il gioco, ma nessuno avesse cambiato le regole. Dopo la Relazione annuale dell’Autorità di Regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), - l’ultima del mandato del presidente Stefano Besseghini e degli altri componenti del collegio - molti hanno gridato al fallimento della liberalizzazione

Questo giudizio si basa principalmente sul dato, riportato da ARERA, secondo cui i prezzi dell’energia sul libero mercato sono mediamente superiori sia alla defunta maggior tutela, sia al servizio di vulnerabilità, che - con alcune modifiche - ne riproduce il funzionamento per i soli clienti vulnerabili che ne fanno richiesta. 

Ricordiamo, per inciso, che per vulnerabili si intendono coloro che soddisfano almeno una delle seguenti condizioni: hanno un’età superiore a 75 anni; si trovano in condizioni economicamente svantaggiate (ad esempio, percettori di bonus); sono soggetti con disabilità ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/92; l’utenza serve una abitazione di emergenza a seguito di eventi calamitosi; o si trova in un’isola minore non interconnessa. 

Dunque, a un anno dalla sua rimozione dal mercato per la grandissima parte dei consumatori - sono oltre 20 milioni le utenze non vulnerabili, a cui si aggiungono circa 7 milioni di vulnerabili che hanno sottoscritto un contratto sul mercato libero - si fa ancora riferimento alla maggior tutela: un prezzo residuale, costruito con un algoritmo che include perequazioni, recuperi e aggiustamenti temporali e che non può quindi riflettere i costi di mercato in modo sincrono, semplicemente perché è un prezzo amministrato che viene corretto ex-post

Questo confronto è dunque fuorviante. Questo non significa però che nel funzionamento dei mercati finali della vendita di energia elettrica e gas vada tutto bene. Ci sono molti problemi, ed è in parte vero che le dinamiche competitive siano caratterizzate da «concorrenza attenuata, timida, per non usare altri aggettivi penalmente perseguibili» (citando Ferruccio De Bortoli sul Corriere Economia del 23 giugno 2025, Bollette luce, la scossa che serve: chi ha interesse alla pigrizia degli utenti). 

È tuttavia fondamentale capire la natura di queste disfunzionalità: quali sono le cause e come risolverle. Prima, però, occorre comprendere in quale senso il paragone tra tutela e mercato libero è utile e in quale, invece, può essere ingannevole. [...]

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