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Le regole imposte – da sole – non “salvano” |
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Le regole imposte - da sole - non “salvano”
di Guido Pier Paolo Bortoni - Presidente CESI
Leggi e regole nell’energia non hanno un potere salvifico degli interessi generali, in particolare nel mercato elettrico. Non è tanto importante fissare e coartare diritti e obbligazioni, quanto disegnare il mercato allineando il più possibile “gli incentivi ad agire” degli operatori con quelli di interesse generale dello Stato
C’è un brocardo in cui ho sempre creduto, anche quando viene applicato all’energia. Si ritrova nella teologia per i Gentili (Paolo) a riguardo di argomenti assai più cruciali di quello energetico e recita più o meno così: «Chi si fa forte della sola Legge non si salva». Sembra ci voglia un quid pluris (praeter legem cioè addizionale) per rendere la legge, pur necessaria, anche sufficiente a “salvare” ovvero, con linguaggio meno enfatico, ad assicurare l’avverarsi di un certo risultato. Ammesso che oggi vi sia qualcosa da salvare nell’energia!
A voler ben vedere, se si rovista nella realtà e nella prospettiva energetica emerge una dimensione di interesse generale, anzi ne emergono due da salvare singolarmente sebbene collegate tra loro:
a. la crescita degli investimenti trasformativi del mix tecnologico dell’energia nel senso della sua decarbonizzazione, affordability di prezzo e affidabilità del servizio;
b. il rilancio della competitività delle attività economiche tramite l’energia e la tenuta della coesione sociale nei riguardi della transizione energetica.
Nella mia esperienza di regolatore e di utente delle disposizioni legislative - nell’energia - ho verificato quanto quel brocardo sia vero, anche oggi. Dunque, perché leggi e regole nell’energia non hanno un potere salvifico degli interessi generali appena richiamati ovvero possono lasciare il tempo che trovano nel mercato, in particolare in quello elettrico?
Mi si creda: non è questione di qualità o di adeguatezza della legislazione o della regolamentazione, anche se ciò aiuta. Non è tanto importante fissare e coartare diritti e obbligazioni di chi si trova nel mercato quanto - esercizio assai più difficile - disegnare il mercato allineando il più possibile “gli incentivi ad agire” degli operatori con quelli di interesse generale dello Stato.
Questo è il quid pluris che fa la differenza per gli operatori, incitandoli a cooperare per il bene collettivo. E con operatori intendo quelli della domanda così come quelli dell’offerta, senza distinguo o primazie di sorta. Vediamo qualche esempio, partendo dalla trasformazione del supply, vale a dire l’offerta di energia.[...]
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