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Transizione e materie prime, i conti di Draghi non tornano |
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Transizione e materie prime,
i conti di Draghi non tornano
di Giovanni Brussato
Nuova Energia ringrazia gli Amici della Terra per aver concesso la pubblicazione di questo articolo,
apparso in originale sull’Astrolabio

Le proposte che il Rapporto Draghi dedica a uno degli aspetti più controversi della transizione energetica europea, quello dell’approvvigionamento delle materie prime, non rendono credibile una competitività europea in questi mercati
Il Rapporto Draghi sulla competitività dell’Unione Europea, commissionato un anno fa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nel delineare alcune proposte per una strategia di approvvigionamento delle materie prime critiche, sottolinea un’evidenza volutamente ignorata da molti: «Se l’UE non agisce, rischia di essere vulnerabile alla coercizione [cinese]».
La coercizione economica è stata storicamente un mezzo efficace di leva finanziaria impiegata contro gli avversari: oggi la strategia coercitiva di Pechino aggredisce il sistema produttivo industriale anche attraverso il controllo dell’accesso alle materie prime.
Nel rapporto dell’ex presidente della BCE si osserva come «ci sono alcuni settori in cui lo svantaggio dell’Europa in termini di costi è troppo grande per poter essere un rivale serio». Affermazione particolarmente vera, a nostro avviso, nell’ambito del Green Deal europeo, dove una visione più pragmatica suggerirebbe di rallentare il più possibile, se non addirittura arrestare, il treno della transizione energetica finché non sarà delineata una strategia concreta su come il Vecchio continente possa sottrarsi alla coercizione della Cina che vede nell’UE un veicolo essenziale per assorbire la sua sovraccapacità industriale.
Al contrario Super Mario vede nella decarbonizzazione un’opportunità per l’Europa per assumere un ruolo di guida nelle nuove tecnologie pulite, e per risolvere la dipendenza da Pechino nello specifico ambito delle materie prime indica quattro punti.
Il Fondo dei fondi
L’istituzione di un fondo pensato per mettere in comune le risorse degli Stati membri, delle istituzioni finanziarie e dei grandi investitori al fine di ridurre i rischi degli investimenti lungo la catena del valore delle materie prime critiche.
In particolare, il rapporto Draghi suggerisce di aggiungere disposizioni Made in EU ai prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) per la produzione di veicoli elettrici (EV) e di impianti di celle per batterie (gigafactory), imponendo un uso minimo di minerali critici lavorati nell’UE.[...]
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