Agricola: "Con decisone nella direzione dell'accettabilità sociale"
di Paolo Gama

“L’Italia ha avviato negli ultimi anni un processo di devoluzione di alcune competenze agli enti locali. Già attraverso il D.lgs.112 del 1998 e successivamente con la riforma del titolo V della costituzione del 2001 le Regioni e gli Enti locali hanno acquisito competenze specifiche. Questo processo è in pratica ancora in atto, vuoi per la eterogeneità delle realtà locali vuoi per la complessità delle riforme avviate. Il sistema non è ancora del tutto rodato, ma a regime dovrebbe rendersi armonico assegnando un compito preciso per ciascuno degli attori di cui abbiamo parlato, in un ordinamento piramidale che ha al suo estremo il cittadino che dovrà vedere semplificato il proprio rapporto con l’amministrazione pubblica e migliorata la propria qualità della vita”.
Bruno Agricola, direttore generale per la salvaguardia ambientale al ministero dell’Ambiente mostra un certo ottimismo sul futuro energetico dell’Italia. E a chi fa notare che molti sono ancora i nodi da dipanare, in particolare proprio sulle diverse competenze dei molti soggetti in gioco sembra chiedere un po’ di pazienza: “Calma, stiamo lavorando per voi…”.
Inevitabile, a questo punto, partire da un problema di base come la sindrome Nimby che spesso sembra mettere l’uno contro l’altro anche le più piccole delle comunità locali e i poteri forti delle Regioni o dello Stato.

Quanto è sentito oggi il problema dell’accettabilità sociale?
Il tema dell’accettabilità sociale è sicuramente uno dei più complessi e importanti quando si parla di ambiente e di energia. La comunicazione relativa alle tematiche ambientali locali e globali, da alcuni anni è promossa in diverse forme e con diversi strumenti da una pluralità di soggetti: mass media, enti pubblici, aziende private, associazioni ambientaliste, attori politici. Le caratteristiche e le modalità con cui tale comunicazione viene proposta sono però ancora caratterizzate da elementi di unilateralità, settorialità, episodicità, superficialità. I linguaggi e i contenuti utilizzati sono, inoltre, troppo spesso eccessivamente tecnici per raggiungere un largo pubblico. Molto spesso, e per ragioni diverse, le fonti energetiche rinnovabili si trovano davanti barriere sociali - siano esse economiche o paesaggistiche - che ne rallentano pesantemente la marcia. In particolare, tecnologie come l’eolico e il solare termico pagano una diffidenza sociale molto forte. Oggi il problema dell’accettabilità sociale è molto sentito ed è per questo motivo che bisogna attivarsi fin da subito per fornire una risposta concreta.

Come?
In particolare le istituzioni nazionali e gli Enti locali dovrebbero puntare sulla realizzazione di diverse campagne di comunicazione, incentrate sui vantaggi enormi offerti dalle fonti energetiche rinnovabili in modo da far cogliere all’utente finale senza equivoci le opportunità che apre il mercato.
Che cosa si può fare a livello locale per rispettare i parametri di Kyoto?
Promuovere l’efficienza energetica negli usi finali. Sono stati infatti promulgati nel luglio scorso due decreti ministeriali che avviano in Italia un meccanismo innovativo che impone anche al nostro Paese risparmi energetici crescenti nei prossimi cinque anni. A regime i risparmi ottenibili saranno di circa 13 TWh elettrici, con una riduzione di emissioni pari a circa 6,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Parallelamente il Governo ha rafforzato la politica di sviluppo delle fonti rinnovabili attraverso il d.lgs. 387/03 incentivando in modo sostenuto la generazione distribuita da fonti rinnovabili che prevede un ruolo sempre maggiore per le realtà locali pubbliche e private.

Biomasse e territorio: la sua Direzione sembra molto interessata alla materia. Che cosa può dirci a riguardo?
Per le biomasse è necessaria una politica di filiera. Reperibilità della fonte nel tempo, raccolta, trasformazione, distribuzione, uso, valutazione delle emissioni. Tutti questi aspetti vanno affrontati in maniera integrata, considerando la molteplicità di possibilità e di impatti, cum grano salis. Se da un lato la biomassa appare ampiamente disponibile, fornisce la possibilità di manutenzione di boschi ed aree marginali e di sfruttamento di territori non diversamente coltivati, dall’altro appare controproducente anche da un punto di vista ambientale utilizzare biomassa importata o comunque prodotta molto lontano dal luogo di utilizzazione. La diffusione di grandi centrali termoelettriche a biomassa sembra problematica e poco raccomandabile da un punto di vista ambientale (si pensi anche solo all’impatto dell’approvvigionamento su gomma). Viceversa la diffusione di impianti di teleriscaldamento o di caldaie domestiche può innescare un processo virtuoso soprattutto in zone in cui vi è disponibilità della fonte durante l’anno e necessità di calore: la riduzione dell’uso di combustibili fossili sarebbe così perseguita ottenendo al contempo la manutenzione boschiva o lo sviluppo delle colture dedicate e il decollo del mercato delle caldaie e delle installazioni. Tutta questa molteplicità di aspetti e di implicazioni rende conto del grande interesse della mia Direzione.

Che cosa pensa delle energie rinnovabili in generale, e della loro promozione in particolare nelle aree protette?
Le rinnovabili sono una priorità di intervento per la diversificazione delle fonti e per la riduzione dell’impatto ambientale del sistema energetico. Per quanto riguarda la loro applicazione ai parchi, la legge quadro nazionale sulle aree protette (L. 394/91 art.7) prevede incentivazioni economiche a favore dei comuni e province il cui territorio è compreso entro il perimetro di parchi nazionali e regionali, attribuendo priorità per interventi e opere inserite nel piano dei parchi tra cui strutture per l’utilizzazione delle fonti energetiche a basso impatto ambientale nonché interventi volti a favorire l’uso di energie rinnovabili. Va da sé che l’integrazione in tali aree deve essere valutata attentamente al fine di contenere eventuali impatti ambientali su flora, fauna, paesaggio.

Uno dei problemi più dibattuti del sistema energetico nazionale è il mix dei combustibili sbilanciato. Che cosa si sta facendo per riequilibrarlo?
La diversificazione delle fonti è una priorità della Comunità europea, espressa già nel 1997 dal Libro Verde sulla sicurezza degli approviggionamenti che insieme all’impatto ambientale, nel settore energetico, rappresenta il principale driver della politica europea. La ricetta non è unica, ma richiede un approccio a 360°. Da un lato l’utilizzo di altri combustibili fossili quali il carbone e il gas naturale, dall’altro l’aumento della produzione da fonti energetiche rinnovabili che rappresentano una priorità di intervento per il nostro Paese. Tuttavia accanto alla diversificazione è necessario promuovere una contrazione della domanda di energia in particolare per il settore domestico e terziario, attraverso misure di promozione dell’uso razionale dell’energia.

Altro problema, le infrastrutture: elettrodotti, gasdotti, impianti di rigassificazione. Perché si fa così fatica a costruirli in Italia?
Perché la realizzazione di infrastrutture energetiche è soggetta a diversi livelli autorizzativi prevalentemente di carattere ambientale. Con la Legge n. 239 del 23/08/2004 di riforma e riordino del settore energetico (Marzano) per la costruzione di elettrodotti si è introdotta una procedura semplificata. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, si è introdotto un procedimento autorizzativo semplificato dall’art.12 del d.lgs 387 del 29 dicembre 2003. Questo introduce un procedimento unico che prevede il rilascio di tutte le autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio dell’impianto entro 180 giorni in Conferenza dei Servizi. Qualcosa dunque si sta muovendo.

Dal suo punto di vista, a che punto siamo con il processo di liberalizzazione? L’iter del gas è molto più arretrato rispetto all’energia elettrica?
Il maggiore slancio ricevuto dal settore elettrico nel processo di liberalizzazione è innegabile, ed è imputabile all’avvio della Borsa Elettrica avvenuto il 31 marzo 2004. Nel sistema del Mercato Elettrico, infatti, i prezzi dell’energia si formano liberamente nel confronto concorrenziale fra i produttori che offrono in borsa l’energia per il soddisfacimento dei consumi degli italiani. Va tuttavia menzionato che la recente Legge Marzano prevede il riordino dei settori energetici, elettrico e gas.

L’Italia ha chiuso definitivamente le porte al nucleare?
Nulla può dirsi realmente definitivo. Certo è che l’Italia si è espressa nel 1986 con un referdum e quindi la generazione elettrica da fonte nucleare è ormai un tema senz’altro più difficile che in altri Paesi d’Europa.

Il 2003 sarà ricordato come l’anno del blackout, non solo in Italia. Per il 2004 possiamo stare tranquilli anche nei prossimi mesi?
Il blackout verificatosi è un chiaro segnale della stretta dipendenza strutturale italiana dall’estero, nel comparto strategico dell’elettricità. Nello stesso tempo è una spia dell’inadeguatezza - in alcune zone del Paese - della rete nazionale di trasmissione di energia elettrica. Il GRTN è il primo ad esserne consapevole e infatti ha predisposto il nuovo Piano di sviluppo della rete elettrica, che prevede complessivamente la realizzazione di oltre 1.900 chilometri di nuovi elettrodotti e 51 nuove stazioni di trasformazione. L’obiettivo degli interventi è quello di rendere la rete di trasmissione nazionale adeguata alla crescente domanda di energia elettrica, allo sviluppo del Mezzogiorno, alla crescita e al potenziamento delle linee di interconnessione con l’estero nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici. Tutto ciò ridurrà sensibilmente il rischio per il futuro di blackout, a patto di affiancare questi sforzi con un uso più razionale dell’energia e delle risorse a nostra disposizione.

Veniamo all’educazione ambientale. I programmi varati non hanno dato finora spazio adeguato all’energia. Perché? E che cosa si può fare?
L’educazione è senza alcun dubbio una delle materie più importanti per contribuire in modo serio e costruttivo allo sviluppo di un forte rispetto per l’ambiente. In particolare l’educazione ambientale rivolta alle generazioni più giovani rappresenta un investimento imprescindibile per un Paese che vuole pianificare strategie per il futuro. Per questo – consapevoli dell’importanza del tema energia - abbiamo sviluppato un Programma specifico dal titolo “Il sole a scuola”. Si tratta di un progetto rivolto alla promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica nelle scuole secondarie superiori italiane.
Il Progetto, che ha avuto la collaborazione tecnica dell’Enea, è stato suddiviso in diverse fasi che hanno consentito di sviluppare al meglio le attività . La prima fase è stata incentrata sull’analisi delle esigenze delle scuole attraverso un workshop specifico, svoltosi a Manfredonia, che ha visto la presenza di tutti gli istituti che avevano aderito al progetto. Le fasi successive hanno visto la diffusione di materiale informativo da parte del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e dell’Enea attraverso una pagina internet, una newsletter, otto eventi territoriali ideati per favorire uno scambio tra le diverse realtà. Infine sono state realizzate delle linee guida e un kit omaggio (che tracciavano un filo rosso su quelli che erano stati i principali aspetti e temi toccati dal Programma) distribuito a tutte le scuole che avevano aderito all’iniziativa; circa 100, a testimonianza del grande successo. Un dato, quest’ultimo che merita certamente di essere sottolineato. L’intenzione è quella di dare seguito al Programma con l’obiettivo specifico di allargarlo alle scuole medie-inferiori e alle scuole elementari.

Nel 1998 si era costituito un gruppo di lavoro sulla comunicazione energetica. Che iniziative ha portato avanti e con quali risultati?
La Conferenza Energia e Ambiente, prmossa dall'Enea, è stata un importante appuntamento che ha evidenziato in modo approfondito lo stato dell’arte ambientale e energetico italiano promuovendo alcune iniziative, senza alcun dubbio, di rilievo. Tra queste l’istituzione di un gruppo di lavoro che approfondisse i temi legati alla comunicazione energetica. Innanzitutto è importante sottolineare il carattere innovativo della scelta; nel 1998 si parlava poco di comunicazione ambientale e ancor meno di comunicazione energetica. Questo significa che già si era compresa l’importanza di far conoscere a diversi target i temi legati al complesso mondo dell’energia. Le iniziative portate avanti dal gruppo di lavoro sono state diverse: relazioni, seminari, materiale informativo frutto di scambi di idee,informazioni, sensazioni avvenuti durante gli incontri. In un periodo dove la comunicazione energetica era quasi del tutto sconosciuta mi sembra un risultato di tutto rispetto.