Caravan petrol (Renato Carosone)











di FRANCESCO LEPRE
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Un “classicone”. Una pietra miliare della musica italiana... anzi, della musica napoletana. Un maestro che ha tracciato un solco marcato e indelebile. Musica, tecnica e tanta ironia. Scanzonata interpretazione della vita.


Ecco chi era Renato Carosone. Chissà cosa penserebbe oggi, vedendoci incollati agli schermi, con le palpitazioni... osservando i beffardi sali-scendi del petrolio. Sessant’anni da quell’Italia e siamo ancora qui a parlare di petrolio... anzi di Caravan petrol.
Un mercato elettrico e gas impazzito, dietro una salita vertiginosa dell’oil nei mesi scorsi. Poi di nuovo discesa. Poi…volatilità alle stelle, dunque. Le montagne russe. Tachicardiche salite e ipotese discese. Una manna per i trader, uno spauracchio per gli energy manager. Proviamo a riderci su…

L’Italia del Dopoguerra. Ferite che si rimarginano. Il piano Marshall e tanta voglia di tornare a divertirsi. Lasciamoci alle spalle un passato troppo pieno di bombe e macerie. Abbiamo pianto troppo, è ora di cantare. È in questo contesto che Carosone (già intrepido e audace pioniere della musica ironica) esplode con i suoi generi di blues, jazz, musica etnica. Neanche a dirlo, anche lui un innovatore!

E con la voglia di dimenticare e di ripartire, l’Italia si rialza al ritmo di Tu vuo’ fa’ l’americano e ‘O sarracino. Con un PIL galoppante l’Italia riparte. Sono gli anni delle scelte... Sono gli anni in cui si decide che Italia saremo. Pizza e mandolino, o industria e tecnologia? Poi: alea iacta est! La scelta è una mobilità privata, un’industria produttiva, infrastrutture. Un Paese in cui ciò che volevamo essere potevamo esserlo.
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