Marta non è ancora spacciata | PUNTATA 2
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di Michele Governatori




             
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Derrick
(riserve non convenzionali) ha iniziato sul numero scorso di Nuova Energia un esperimento a puntate.
Un racconto, che non so bene dove andrà a parare a dire il vero (ma poi la vita non è forse così? E questo dev’essere un racconto verosimile…), ma che di sicuro nell’ambientazione avrà molti elementi che si riferiscono al mondo di questa rivista e di chi la legge: l’energia.
Il mio obiettivo non è camuffare aziende e personaggi reali del nostro settore per parlare liberamente di loro, ma lanciare qualche idea o provocazione o ipotesi molto pop su come potrebbe funzionare l’energia tra, diciamo, vent’anni. Non su come penso che funzionerà, di questo non ne ho idea, faccio solo ipotesi un po’ a ruota libera. Attraverso un racconto.
Del resto ho scritto romanzi, ci ho perso le notti per anni, evidentemente la narrativa letta e scritta è un pallino nella mia vita. Non è che uno nasce e muore nel suo lavoro “normale”. Vediamo se, almeno nell’evasione di queste pagine, riesco a confondere queste mie due facce.
_______________________________________________________________Michele Governatori

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PUNTATA 2

Ho un amico che fa il broker di tutto. Gira con questi suoi occhi caratteristici, non proprio famelici, però con uno strano sottosguardo (si può dire sottosguardo?) che gli permette di vedere il futuro delle quotazioni di qualunque cosa abbia un mercato.
“Sei un pirla se non ti accorgi che molte più cose di quelle che pensi hanno un mercato” mi ha detto una volta. “E invece è così. Perché ci sono mercati contigui che possono esprimere un prezzo per il valore di quello che t’interessa”.
“Per esempio?” gli ho chiesto.
“Per esempio non c’è il mercato degli estrusi di mais fritti, ma c’è il mercato del mais” ha detto lui mentre prendeva una manciata di palline gialle da un sacchetto col marchio commerciale della catena di discount Basiq. “Per cui se mi aspetto un’enorme carenza di estrusi di mais fritti, vado lungo sul mais”.
“Nel senso che compri del mais?” gli ho risposto.
“Nel senso che vado lungo di derivati sul mais” ha precisato questo mio amico, che per la cronaca si chiama Enea (in alternativa avrebbe potuto chiamarsi Elia, perché i suoi genitori erano d’accordo sul fatto che il nome del figlio dovesse contenere almeno una dieresi. E si è poi visto che era l’unica cosa su cui i due si sono poi rivelati d’accordo nella loro vita coniugale - ma lasciamo perdere).

Penso a Enea ogni volta che prendo la ternavia per andare verso la città appeso agli ex tralicci elettrici. E questa cosa delle associazioni automatiche di pensiero mi fa impressione e anche un po’ tristezza, ma è così: ci sono situazioni che mi portano magari anche solo per un istante a rifare lo stesso pensiero tutte le volte che rivivo quella situazione. Ci sono dei cortocircuiti pavloviani che non posso evitare (converrete che è meglio non riflettere sull’estensione del libero arbitrio mentale, e quindi del libero arbitrio tout court). Perlomeno non sono cortocircuiti che fanno saltare il salvavita: sono solo microdispersioni di energia.
Ma insomma, Enea: perché penso a Enea quando prendo la ternavia? [...]


PUNTATA 1

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