Poco strategico lanciare ciambelle di salvataggio
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di Giuseppe Gatti



Si moltiplicano gli appelli all’intervento della Cassa Depositi e Prestiti: il Governo l’ha individuata come nuovo azionista di riferimento di Snam, dopo averla già utilizzata per Eni e per Terna, Alemanno la vorrebbe per vendere il 21 per cento di Acea, Bruno Tabacci come nuovo socio in A2A, ma anche qualche Comune presente in Iren la gradirebbe tra i suoi azionisti, mentre a Genova la si invoca per Ansaldo Energia.
Tutti fanno appello al suo Fondo Strategico e danno quindi per scontato il carattere strategico delle loro società. Qui sorge la prima domanda: cosa c’è in realtà di strategico nell’industria elettrica o nella manifattura elettromeccanica italiana? In verità nulla, si tratta di industrie mature, certamente indispensabili, ma che non sono di per sé sulla frontiera della ricerca e dell’innovazione. Non voglio dire che lo sviluppo del sistema elettrico non richieda ricerca e innovazione: dalle smart grid all’accumulo, dalle celle a combustibile alla superconduttività, dalla generazione distribuita alle diverse declinazioni della domotica, c’è una ricca e articolata serie di temi cui applicarsi.

Però, non di questo si occupano le nostre utility, ma molto più banalmente di produzione e distribuzione di energia elettrica, con tecnologie note e consolidate, di gas, di acqua, di smaltimento e trattamento rifiuti. Se guardiamo ai loro investimenti in ricerca siamo prossimi allo zero e allora dove sta la loro strategicità?
Si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e diciamo allora chiaramente che A2A ed Iren presentano problemi di equilibrio finanziario o in altre parole di sottocapitalizzazione, che i Comuni azionisti non sono in grado di risolvere. Il peccato originale è stato l’acquisto di Eurogen, l’attuale Edipower, pagata un 3 miliardi di euro, cui aggiungere 700 milioni di debito e che oggi, nella transazione con EdF, è stata valutata per meno della metà.[...]



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