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DI TUTTO UN PO' 234 - Come è bella la città se la partita è molto importante |
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Milano, 14 giugno 2012. Stasera la città è diversa. Strade e piazze hanno un che di metafisico. Questo capita quando c’è una partita di calcio importante. Non si può parlare di silenzio, ma c’è meno rumore anche di chiacchiere. Il traffico non si può definire tale e la velocità di scorrimento supera abbondantemente la media degli altri giorni quando a piedi batti tutti gli altri mezzi.
Ci si sente più sicuri e sulle strisce pedonali il sandwich di due bici (una in un senso, una nell’altro) risulta innocuo per le coronarie e l’apparato scheletrico. Quasi da rimpiangere quella volta che schivai lo scontro avvisato dal pedociclista (perché utilizzava le zebrate, ma forse era interista o milanista) che mi attribuì in malo modo un epiteto relativo ad una singola parte di una parte esclusivamente ed anatomicamente virile.
Cartelloni e vetrine concorrono a questa dimensione moderatamente dechirichiana, e si avverte quasi un senso di stranezza per un’atmosfera che non è la solita miscela di frenesia luccicante. In realtà, il tempo non si è fermato e le lancette si muovono come fanno da quando esiste il tempo e prima ancora che inventassero gli orologi ma sembrano più normali, meno bulimiche o anoressiche di ore e minuti. Non c’è più tempo da guadagnare o da perdere (il tempo è danaro?).
Tutto si ferma, si rallenta come il corso dell’economia italica. Cala anche l’inquinamento, o forse aumenta perché si prendono una pausa bocche e vestiti, i tradizionali digestori e depositi di polveri nocive. Per poco meno di due ore, il Paese si ferma e attende il responso del campo. Vittoria, pareggio, sconfitta. La palla è rotonda, si cerca di far quadrare il futuro.
Giuliano Agnolini
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