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Nucleare: forse che sì, forse che no Stampa E-mail

di Ugo Farinelli


Altalena a Vigo di FassaGran discutere in Italia in questi ultimi mesi sul tema di un possibile ritorno del nostro Paese all’energia nucleare, dopo anni in cui la polemica si era sopita, se non altro per mancanza di che contendere. Positivo, a mio avviso, da parte del Governo (ma non solo), l’aver riaperto il dibattito sull’argomento, almeno nella misura in cui si è riusciti a passare da una sterile contrapposizione ideologica a un confronto tra dati, risultati già raggiunti e scenari futuri.
A motivare questa ripresa di interesse stanno alcuni fatti nuovi. Prima di tutto la (faticosa) realizzazione di un mercato unico dell’energia in Europa, con regole che non si possono ignorare. E la prima barriera che è caduta (con voto del Parlamento) è quella che impediva all’Enel di “partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero”. Sparito il monopolio Enel, aperto il mercato alle società straniere, entravano in Italia compagnie che gestivano gran parte degli impianti nucleari in Europa, come l’Electricité de France, E.ON, EGL. Non era quindi pensabile di mantenere una discriminazione verso le compagnie italiane. [...]
È necessario però essere realistici sull’entità del contributo nucleare alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, e soprattutto sui tempi in cui questo contributo potrà effettivamente manifestarsi. Anche agendo rapidamente e riuscendo a superare i numerosi ostacoli (soprattutto quelli legati al consenso), non è ragionevole prevedere una possibile influenza del nucleare sulle emissioni di CO2 prima del 2020. [...]

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