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RUBRICA - Passato (quasi) prossimo Stampa E-mail
di Giorgio Stilus

La questione energetica è un tema politico; il Piano energetico nazionale è un atto politico e un atto politico non può raccogliere l’unanimità piena e assoluta dei consensi.
Ambrogio Puri, uno degli estensori del nuovo Piano Energetico Nazionale, liquidò con queste parole (Sole 24 Ore, 5 agosto) le critiche mosse da più parti al documento che avrebbe cambiato la storia energetica del nostro Paese. Buono a sapersi, l’Italia che ancora oggi riesce a prendere decisioni bipartisan solo per eleggere la dieta mediterranea a “bene Unesco dell’umanità”, 20 anni fa sceglieva la strada di una “energia politicizzata” più che di una seria politica energetica. E lo faceva, appunto, con un pressoché unanime e tacito accordo. Un PEN senza nucleare. Aumenterà il ricorso a metano e carbone sintetizzava il Sole 24 Ore dell’11 agosto. Meno di un mese e mezzo prima il programma di governo - illustrato in Parlamento da Ciriaco De Mita - aveva invece “promesso” agli italiani il mantenimento di un presidio nucleare costituito dalle centrali atomiche di Trino e di Caorso (Corriere della Sera, 1 luglio). Ma si sa, in politica si fa presto a cambiare idea.
Ecco dunque concretizzarsi la previsione (o la minaccia?) di Gianni De Michelis, che in una conferenza stampa indetta a fine giugno aveva dichiarato ai giornali con entusiasmo e orgoglio: L’Italia diventerà il primo Paese al mondo a rinunciare completamente al nucleare per la produzione dell’energia elettrica. Ma dove sta scritto che una scelta, per il solo fatto di essere compiuta in esclusiva o in anteprima, sia per forza di cose da applaudire? [...]

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