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American way of life finito nel barile Stampa E-mail

di G.B Zorzoli

"Crude prices will never hit $200/bbl as some market analysts have predicted, because the US economy would be broken before that happened". Questa recente affermazione di Charles Biderman, amministratore delegato di un’importante società di consulenza californiana, merita di essere citata perché continua a riflettere un’impostazione paradigmatica ancora assai diffusa oltre oceano, sintetizzabile nello slogan: l’American way of life non è negoziabile. Impostazione che nella pratica quotidiana gli stessi cittadini americani stanno ormai lasciandosi alle spalle.
Nel numero scorso di Nuova Energia avevo già sottolineato il grosso calo nelle vendite di SUV e dei pick-up e il notevole incremento di passeggeri sui trasporti pubblici nelle città americane, dove esiste un’efficiente rete di tali mezzi, per effetto dei rincari dei prodotti petroliferi. Fenomeno che probabilmente stupisce solo Mr. Biderman.
Infatti, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, nel 2003 il classico cittadino americano che aveva scelto i piaceri della vita suburbana, per andare al lavoro spendeva in media 1.422 dollari all’anno in benzina, mentre ai prezzi di aprile 2008, quando il carburante era ancora intorno ai 3,6 dollari al gallone (oggi siamo sui 4), la cifra era già salita a 3.196 dollari. Un fenomeno analogo si sta verificando per le abitazioni suburbane, molto più grandi ed energeticamente dispendiose di un appartamento in città.
Secondo le statistiche dell’Energy Information Administration, la classica villetta unifamiliare immersa nella natura mediamente consuma in varie forme 2,61 volte l’energia di un appartamento cittadino. Se esaminiamo in particolare il caso di New York – la città simbolo dell’urbanizzazione spinta – il cittadino medio di questa città produce annualmente 7,1 tonnellate di gas serra contro le 24,5 dell’americano medio, anche grazie all’utilizzo prevalente del trasporto pubblico. Così, nel quadro di un generale calo del valore degli immobili per effetto della crisi dei subprime, il decremento è molto più marcato per le casette unifamiliari o bifamiliari dei suburbs rispetto agli stabili cittadini, dove incomincia a fare ritorno una parte della popolazione che negli scorsi decenni li aveva abbandonati. Popolazione il cui stato d’animo è ben rappresentato dalla considerazione di Mr. Boyle del Colorado, intervistato da Peter Goodman del New York Times: prima dicevo «spendo troppo tempo in auto ogni giorno», oggi dico «spendo troppo tempo e denaro». Ciò che non erano riuscite a ottenere le analisi degli ambientalisti americani sulla fallacia del mito del ritorno a una vita più naturale per chi sceglieva di abbandonare le città, si sta oggi verificando grazie alla persistente validità di una famosa frase di Bill Clinton:" It’s the economy, stupid!". [...]

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