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Molinari: "In prima linea contro il caro-bolletta" Stampa E-mail

di Marta Sacchi

Qualche anno fa, prima ancora di avviare praticamente il processo di liberalizzazione, si disse che tale provvedimento avrebbe tagliato sensibilmente i costi del kWh a carico delle imprese (e anche dei privati). Così non è stato.
Le bollette italiane restano “fuori mercato” se paragonate a quelle che pagano gli altri europei. Colpa del caro petrolio, del mix sbilanciato dei combustibili italiani o di che altro? “Certamente esiste uno scenario mondiale con i prezzi delle materie prime energetiche in forte crescita – commenta Martina Molinari, responsabile commerciale di EGL Italia – e questo non può che riflettersi sul costo dell’energia elettrica, che per la maggior parte viene prodotta bruciando combustibili fossili. Sappiamo bene che nei mercati internazionali il costo del petrolio in un anno è incrementato del 90 per cento, il gas del 60 per cento e lo stesso carbone ha subito impennate a due cifre percentuali. Questa situazione pesa particolarmente su chi, come l’Italia, non ha sostanziali alternative che bruciare olio combustibile o gas naturale. Ma vorrei evidenziare due aspetti
nostrani. Il primo positivo, il secondo negativo”
.

Partiamo dalle buone notizie...
Un aspetto positivo riguarda il gap di prezzo del kWh con gli altri Paesi, divario che sta sensibilmente diminuendo. Questo significa che stiamo recuperando in efficienza grazie all’introduzione dei nuovi moderni impianti a ciclo combinato.

L’altro aspetto, quello negativo?
L’inadeguata rete elettrica di trasporto dell’energia sta creando congestioni che penalizzano il dispacciamento e creano squilibri di prezzo tra le zone. Se non possiamo abbassare il prezzo del barile di petrolio, possiamo tuttavia potenziare le linee di trasmissione e ridurre i costi del nostro sistema elettrico. Sono tutti costi che finiscono sempre sulla bolletta.

Nel concreto, quali margini di riduzione potrebbero esserci nel breve termine per i costi energetici a carico delle piccole e medie aziende italiane?
Parlerei di margini di efficienza nella gestione del budget dell’energia più che di un’improbabile riduzione del costo del kWh nell’immediato futuro. Oggi esistono soluzioni contrattuali che bloccano il prezzo dell’energia per lunghi periodi di tempo o lo indicizzano a diversi parametri. La piccola impresa oggi può gestire meglio e programmare il costo della componente energia nella propria filiera produttiva. Se introduce poi politiche di efficienza energetica, può ulteriormente ridurre gli effetti del trend di crescita della bolletta.

Parliamo a “carte scoperte”. Per una piccola attività aziendale, diciamo da 20-30 mila kWh all’anno, quali sono i margini di risparmio che un fornitore può assicurare rispetto a un concorrente?
Non pensiamo più del 5 per cento. Ma attenzione: è sempre meglio valutare il costo dell’energia proposto su un ampio arco temporale e non semplicemente attraverso un confronto puntuale tra due valori. Un prezzo fisso oggi può essere svantaggioso rispetto ad uno variabile, ma la situazione può ribaltarsi se il confronto si ripropone a distanza di qualche mese. Mancando un riferimento, quale ad esempio è stato il mercato vincolato, non esiste più un sistema basato sullo sconto rispetto ad un valore predefinito.

Anche le piccole aziende devono riconsiderare ora l’approccio al nuovo mercato elettrico…
Sì, non più lo sconto più alto, ma la soluzione che offre una struttura di prezzo più in linea con le esigenze produttive e con il proprio mercato di riferimento.

La variabile prezzo non è dunque la sola. Leggendo un’offerta commerciale cosa deve guardare un’azienda, oltre al puro fattore costo? Quali altri servizi aggiuntivi possono fare la differenza?
Le aziende del settore hanno certamente molti modi di differenziarsi oltre che per il prezzo proposto. Cito: la trasparenza e la chiarezza delle formule contrattuali e della fatturazione; l’efficienza del customer care; l’informazione puntuale sui consumi e quindi sui costi che il cliente dovrà sostenere. Purtroppo quest’ultimo aspetto dipende dall’informazione trasferita dal distributore locale, che è l’unico a poter tracciare e disporre del dato fiscale di consumo. Ritardi e inadempienze da parte del distributore si ribaltano inevitabilmente sul servizio al cliente, che deve subire conguagli e rifatturazioni.

Cosa propone, nello specifico, EGL ai suoi clienti?
Restiamo fedeli all’immagine che proviene delle nostre origini svizzere, ovvero ai valori di affidabilità, precisione e competenza. Proponiamo contratti semplici e chiari, che si articolano su strutture di prezzo differenti al fine di poter incontrare le diverse esigenze delle piccole e medie aziende. Un esempio per tutti: un prodotto che propone la possibilità di fissare il prezzo nelle ore di maggior consumo lasciando variabile il prezzo delle altre. Una proposta per chi vuole garantirsi la certezza di un costo per una parte della propria attività ma non vuole rinunciare a cogliere le opportunità deri- vanti dalla variabilità propria dei prodotti indicizzati.

Tastando il polso alle piccole e medie imprese italiane, emerge sempre più diffusa la convinzione che trasformarsi in autoproduttori (soprattutto da fonte fotovoltaica) sia la mossa giusta. Quale consiglio può dare a chi è “sedotto” da questa scelta?
Sappiamo che il solare è redditizio solo con una fortissima incentivazione e può coprire una parte molto ridotta dei consumi. Per un’azienda con una forte incidenza della componente energia sui propri costi di produzione e con un’attività a ciclo continuo, è praticamente irrisorio l’apporto di questa fonte. Meglio sarebbe curare di più l’efficienza dei propri processi, scegliere una soluzione di fornitura competitiva e tarata sul proprio profilo di consumo e, per chi volesse qualificare l’immagine aziendale con una maggior attenzione all’ambiente, acquistare solo energia verde certificata. L’autoproduzione, e quindi la generazione diffusa, può essere una soluzione valida in particolari condizioni e soprattutto se integrata nel ciclo produttivo in una logica di cogenerazione. La produzione più efficiente resta comunque sempre a carico degli impianti di ampie dimensioni inseriti in una rete di trasporto e distribuzione adeguata.

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"TESTA" SVIZZERA E " CUORE" ITALIANO A RIZZICONI
Rizziconi è ormai una realtà. In soli 27 mesi (praticamente un record per il contesto nostrano) si è passati dal disegno sulla carta alla piena operatività dell’ultimo gioiello di EGL in territorio italiano. È di inizio 2006, infatti, l’ufficializzazione dell'avvio della costruzione di un nuovo impianto di generazione. Un “quasi gemello” rispetto alla centrale di Sparanise, alla quale si è in buona parte ispirato, correggendone però i piccoli difetti di gioventù. Lo scorso giugno l’impianto è entrato nella fase di avviamento operativo. L’entrata in società – con la presentazione ufficiale – è avvenuta a Genova il 18 giugno. Il termoelettrico di Rizziconi ha una potenza complessiva di 760 MW e garantisce un rendimento netto superiore al 56 per cento. Dati che fanno della realizzazione calabrese una della soluzioni più avanzate oggi presenti in Italia. Una centrale con la “testa” svizzera, ma con il “cuore” italiano. Infatti la tecnologia – turbina a gas, turbina a vapore, alternatori – è tutta di Ansaldo Energia, società che ha costruito l’impianto con un contratto “chiavi in mano”. Particolare cura – in linea con le più recenti esigenze del territorio e della popolazione che vive a stretto contatto con un impianto industriale o energetico – è stata posta in tema di ridotto impatto ambientale. Tra l’altro va segnalata l’attenzione per la risorsa idrica. La centrale è dotata di un sistema di condensazione del vapore tramite circuito chiuso con condensatori raffreddati ad aria, e di un sistema zero liquid discharge che permette il riutilizzo di tutta l’acqua usata nel processo, eliminando in toto gli scarichi verso l’esterno. L’impianto di Rizziconi rappresenta una tappa significativa del più ambizioso piano industriale del Gruppo svizzero, che nel nostro Paese punta al traguardo di una potenza installata complessiva di 2.000 MW tutti da cicli combinati.

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